Stadi italiani fatiscenti. Sembra arrivato il tempo della
privatizzazione, sul modello britannico. In Inghilterra la
cultura degli impianti si è rivelata un vero e proprio
affare.
Gli stadi italiani sono fatiscenti.
Anche in Italia sembra arrivato il momento della
privatizzazione, vale a dire dello stadio di club.
Un impianto che dovrà essere
polivalente e, soprattutto, remunerativo. Uno stadio di
proprietà garantisce quattro obiettivi quasi immediati:
1) autonomia e solidità finanziaria,
visto che i bilanci delle società non possono dipendere
soltanto dalla vendita dei
diritti tv;
2) maggiore sicurezza; 3) fidelizzazione del pubblico;
4) sfruttamento del merchandising.
La
Premier League
inglese, secondo uno studio della Deloitte, incassa il 40%
in più della serie A italiana.
Nella
stagione 2006-2007 Arsenal, Chelsea, Liverpool e Manchester
United hanno contabilizzato ricavi per 1.061 milioni di
euro.
Viceversa Inter, Juventus, Roma e Milan per 724. La ragione
di questo enorme gap? Lo stadio, in Inghilterra, è di
proprietà dei club. In Italia appartiene ai comuni.
Il nuovo stadio dell'Arsenal serve a
chiarire a fondo il problema. La squadra cara a Nick Hornby
giocava, fino al 2006, nel glorioso e malandato Highbury
(ricordato in tante pagine
di “Febbre a 90°”), con ricavi totali
per 192 milioni di euro. Da quando l’Arsenal si è trasferito
nell’Emirates Stadium (inaugurato il 22 luglio 2006)
i ricavi sono subito schizzati a 264
milioni di euro. Un plus valore costante nel tempo,
utilizzabile per operazioni di capitalizzazione e/o
investimenti. Anno dopo anno.
Senza contare che la Emirates, per la
sponsorizzazione dell’impianto, garantisce un contratto da
100 milioni di sterline per 15 anni.
Lo stadio del Queens Park Rangers ha
24.000 posti a sedere e una presenza media superiore a
18.000 spettatori a partita senza contare i tifosi ospiti.
Il fatto è che in Inghilterra esiste
una vera e propria cultura degli impianti. Semplicemente
perché gli stadi di proprietà permettono di fare i programmi
e di calcolare
i profitti nel lungo periodo. Forse è
per questo che i ricavi di una società di calcio non
correlano con la categoria o con la posizione in
classifica.
nfatti il campionato di serie B
inglese, cioè la Championship, nella stagione 2006-07 occupa
la terza posizione in Europa come media di presenze e
sopravanza la stessa serie A italiana.
Vedere una partita di calcio, in
Inghilterra, è (deve essere) uno spettacolo altrettanto
comodo come quello di un teatro. Tutto è (deve essere)
confortevole.
Da ogni settore la visibilità è (deve
essere) perfetta. In un impianto si può trascorrere una
giornata intera e non solo il tempo stretto della partita.
Si visita il museo, si acquistano i
tanti gadgets, si passa il tempo nelle strutture ricettive
interne (pub, bar e ristoranti). Nella stessa Spagna, tanto
per dirne una,
il museo del Barcellona (biglietto
d'ingresso a 8,50 euro, che salgono a 13 per il tour
completo dello stadio) è quello più visitato di tutta
la Catalogna.
Secondo il sito internet del club, gli
ingressi sono in media 1.200.000 all’anno.
Tra le squadre italiane soltanto la
Juventus ha iniziato i lavori per il nuovo stadio Delle
Alpi, di proprietà della società bianconera, siglando una
partnership commerciale con Sportfive.
Si parla di un contratto minimo
garantito da 75 milioni di euro, per lo sfruttamento
commerciale dell'impianto (cessione dei diritti sul nome,
co-gestione al 50% dei palchi vip,
creazione di una tribuna corporate per
gestire pubbliche relazioni di alto profilo). Il progetto
immediato è quello di raddoppiare i ricavi da stadio.
Quelli della Juventus rappresentano
appena il 5% del bilancio, mentre quelli dell'Arsenal
raggiungono il 51%.
Sergio Mutolo
–
www.calciopress.net
Incredibile: allo stadio Friuli è vietato esporre la
bandiera del Friuli (e anche il tricolore…)
Solo le bandiere con i colori sociali possono entrare
allo stadio. A Udine sono bianconeri. Quindi niente bandiera
del Friuli o dell’Italia. E niente striscioni nemmeno quelli
celebrativi in onore degli ultras scomparsi. Dopo la tessera
del tifoso, la curva ha ricevuto un’altra mazzata dal
consueto incontro con le forze dell’ordine. I tifosi
dell’Udinese si sentono particolarmente colpiti anche perché
sanno che a Udine la Questura non deroga. Il divieto a
portare la bandiera del Friuli li colpisce nella loro
identità.
di freedomforfans