
CASO SANDRI "GIORNO DOPO GIORNO"
14/07/09
Sandri, 6 anni al
poliziotto: "Omicidio colposo"
Il padre: "Mi vergogno di essere
italiano"
Violenta la reazione di una decina di tifosi che hanno urlato contro i giudici "Buffoni, vergogna". Il presidente della Corte è stato costretto ad allontanare il pubblico. Stretti in un abbraccio di dolore, i genitori di Gabriele hanno pianto in aula. "Mi vergogno di essere italiano", ha detto il padre. "Non sono bastati cinque testimoni a dire cosa ha fatto Spaccarotella. Evidentemente la divisa paga. Non credo più nella giustizia, non credo più in niente. Senz'altro faremo appello: io Spaccarotella non lo mollerò mai". Al termine della lettura della sentenza, la moglie si è sentita male: "Me l'hanno ammazzato una seconda volta. Ma i giudici, quando arriveranno a casa, come faranno a guardare i loro figli, con quale coscienza hanno fatto una cosa del genere?"
Il gruppo di amici di Gabriele, allontanati dall'aula, hanno proseguito la protesta fuori dal palazzo di giustizia: ancora urla contro la corte e gli avvocati difensori dell'agente. All'uscita dalla Corte d'Assise, Federico Gattini, uno dei legali di Spaccarotella, è stato accolto da una pioggia di insulti: "Verme, sei un verme". Un'amica di Gabriele, Cinzia, dall'emozione ha accusato un malore: è stata soccorsa dai sanitari ed è stata portata via in ambulanza.
Cristiano Sandri,
fratello di
Gabriele, e suo
padre, hanno
invitato gli amici
alla calma. Temono
che si ripetano i
disordini scoppiati
poche ore dopo
l'omicidio in
autostrada: a
Roma furono
assaltate caserme
della polizia e
devastata la sede
del Coni.
"Facciamola finita",
ha implorato il
fratello di Gabbo.
"Non uccidiamo
Gabriele per la
terza volta. La
prima volta due anni
fa; oggi i giudici.
Non possiamo
uccidere Gabbo per
la terza volta.
Basta".
Contro l'agente
della Polizia
stradale, il pm
aveva chiesto la
condanna per
omicidio volontario,
21 anni ridotti a 14
con la riduzione di
un terzo della pena
per la concessione
delle attenuanti
generiche: "In fondo
- aveva detto il pm
come atto di
comprensione verso
il poliziotto -
l'agente ha
distrutto una vita
umana ma ha anche
quella della sua
famiglia".
Luigi Spaccarotella
non era in aula. Ha
atteso la sentenza
"incrociando le dita
e pregando", come ha
confidato ai suoi
legali. Una volta
conosciuto l'esito
del processo ha
"pianto di gioia":
"Ho fatto bene a
credere nella
giustizia". Una
volta solo l'agente
era entrato in Corte
d'assise e solo per
fare una breve
dichiarazione
concordata con gli
avvocati: "Ho alzato
istintivamente un
braccio, forse tutti
e due - disse - ed è
partito un colpo di
pistola. Non era mia
volontà uccidere".
L'imputato non ha
mai voluto
rispondere alle
domande dei giudici.
Dopo le prime
dichiarazioni rese
ai colleghi
all'indomani
dell'incidente,
l'agente ha
preferito appellarsi
al diritto di
tacere. Ha parlato
un'altra volta, ma
fuori dall'aula del
processo, quando il
giudice lo chiamò
per la prima udienza
preliminare.
Attraverso le
agenzie di stampa
Spaccarotella chiese
perdono ai genitori
di Gabriele: "Ho
ucciso il loro
figlio: dire che mi
dispiace, che non
volevo, non può
essere sufficiente.
Vorrei incontrarli".
Quel mattino,
nell'area di
servizio Badia al
Pino sulla A1, c'era
stata una
scaramuccia tra
tifosi laziali e
supporter juventini.
L'agente era
dall'altra parte
dell'autostrada. Non
poteva intervenire
direttamente. Si
affidò alla sirena
dell'auto e ad un
colpo sparato in
aria. Poi prese a
correre lungo il
bordo della
carreggiata per
mettersi di fronte
ai tifosi. Ma
Gabriele e i suoi
amici erano già
risaliti in macchina
per raggiungere
Milano dove li
aspettava
Inter-Lazio e dello
scontro con gli
juventini non
parlavano più.
Spaccarotella sparò
allora.
In aula, il pm ha
mimato il gesto
stringendo anche lui
le mani attorno al
calcio di una
pistola,
riproduzione fedele
dell'arma di
ordinanza
dell'agente. "Il
fatto che il
proiettile fu
deviato dalla grata
- ha detto il
magistrato
dell'accusa durante
la requisitoria -
non sposta di un
millimetro le
conclusio. Solo un
folle avrebbe potuto
correre con la
pistola in pugno, il
cane armato e il
dito sul grilletto".
Luigi Spaccarotella
lo ha fatto quel
maledetto
mezzogiorno di due
anni fa. Cinque
testimoni lo hanno
detto sotto
giuramento: "Vedemmo
il poliziotto con le
braccia tese che
prendeva la mira".
Il proiettile partì
dalla Beretta
calibro 9,
attraversò tre
corsie, fu deviato
dalla grata che
separa i due sensi
di marcia, proseguì
ancora verso il
parcheggio ad una
trentina di metri di
distanza dal
poliziotto e si
infilò nel collo di
Gabriele, seduto sul
sedile posteriore
della Megane tra due
amici.
Sul prato davanti al
Palazzo di giustizia
di Arezzo, restano
abbandonati gli
striscioni e le foto
di Gabbo che gli
amici hanno lasciato
stamani. "E' ora che
sia fatta giustizia
per Gabriele" è
scritto su un
lenzuolo. E accanto
la gigantografia del
tifoso con scritto:
"Gabriele sempre con
noi".
09/07/09
Il magistrato ha chiesto
una condanna a 14 anni:
una pena ridotta per il
"carattere istantaneo"
e perché "ha distrutto
una vita ma anche la
sua". Una riduzione
eccessiva per la
famiglia della vittima
Morte Sandri, il pm impugna un'arma e mima il gesto dell'agente Spaccarotella
Durante la requisitoria ha mostrato il modo in cui avrebbe esploso il colpo che ha ucciso il tifoso laziale
Durante il suo intervento in corte d'assise ad Arezzo, Ledda ha ricostruito il racconto di alcuni testimoni: "Ci sono cinque persone che con diversi angoli visivi hanno visto la scena o parti sostanziali di essa. Sono cinque ricostruzioni sostanzialmente concordanti: Spaccarotella si ferma e punta l'arma verso l'area di servizio". A quel punto il magistrato ha impugnato la pistola mimando il gesto.
Riferendosi ad alcune discordanze fra le testimonianze Ledda ha detto: "Un braccio era teso, non ha rilevanza se l'altra mano fosse sull'arma, o sul polso". Poi Ledda impugnando la Beretta con il braccio destro teso e protraendo in avanti il sinistro ha chiesto: "Se no, a cosa serviva questa mano sinistra? Cos'era un saluto romano? Un saluto generico? Ma via sono scenari ridicoli".
Il magistrato ha poi
messo a confronto le
dichiarazioni
rilasciate da
Spaccarotella
nell'imminenza del
fatto e quelle
successive, fra cui
la dichiarazione
spontanea in aula.
Un cambio di
versione "che
aggrava parecchio"
la sua posizione e
"lo affossa
definitivamente" ha
detto il pm. Ledda
ha ricordato infatti
che, all'indomani
dell'accaduto,
Spaccarotella aveva
sostenuto che il
colpo di pistola era
partito
accidentalmente
mentre correva,
mentre invece "dopo
un anno e mezzo c'è
un cambio di
versione
abborracciato che
aumenta il grado di
inverosimiglianza e
arriva al parossismo
quando l'agente
cerca di ipotizzare
un racconto che
concili la sua
versione a quella
dei testi. Questo
tentativo maldestro
lo affossa
definitivamente".
Ledda si è
soffermato poi sulla
scelta di
Spaccarotella di non
sottoporsi al
contraddittorio in
aula davanti alla
corte: "Lungi da me
dire che chi non si
sottopone a
contraddittorio è
colpevole, però chi
racconta una storia
costruita a tavolino
ha paura delle
contestazioni".
Ripercorrendo le
dichiarazioni
dell'agente, il
magistrato ha
chiesto: "Come è
possibile credere?
Solo un folle
avrebbe potuto
correre con il cane
armato e il dito sul
grilletto. Si
sarebbe sparato
addosso. Quando si è
fermato, l'agente ha
di nuovo messo il
dito sul grilletto".
Nella requisitoria
il magistrato ha
affermato che
l'agente aveva la
consapevolezza "del
concreto pericolo di
centrare l'abitacolo
e cagionare la morte
di qualcuno degli
occupanti", quindi
"la sanzione deve
essere
corrispondente al
grado del dolo", e
per l'omicidio
volontario sono
previsti 21 anni.
Però, ha aggiunto,
Spaccarotella è
"meritevole di
riconoscimento delle
attenuanti
generiche" spiegando
"il carattere
istantaneo di questa
condotta: tutto
l'evento si è svolto
nell'arco di
pochissimi minuti" e
sottolineando che il
poliziotto "ha
distrutto una vita
umana, ma anche la
propria e che paga
anche la sua
famiglia". Per
questo il pm ha
chiesto una
riduzione di un
terzo della pena.
Al termine
dell'udienza i
genitori della
vittima hanno
espresso delusione e
amarezza per la
richiesta del pm. Il
padre, Giorgio, ha
annunciato che
domani non saranno
in aula "perché per
me è troppo forte
sentire ancora
parlare di tosse
asmatica o stress.
Non ci sono
attenuanti generiche
per una famiglia
come noi che soffre.
Mi dispiace per i
figli e la moglie
dell'agente ma ci si
deve ricordare che
dall'altra parte c'è
una famiglia che non
può riabbracciare un
figlio. Ridurre la
pena di un terzo è
troppo".
repubblica.it
12/06/09
Spaccarotella: Ho dovuto vendere la casa, ma voglio tornare a fare il poliziotto
ROMA (Ama/Dire) - Luigi
Spaccarotella spera in una condanna per
omicidio colposo e vuole tornare in
servizio alla Stradale, magari in quel
tratto di autostrada. L'agente di
polizia che è sotto processo davanti
alla Corte di Assise di Arezzo per aver
ucciso il tifoso laziale Gabriele Sandri
nell'area di servizio Badia al Pino
dell'A1, ha raccontato a L'Espresso in
edicola oggi tutta la vicenda dal suo
punto di vista. «A volte sogno
quell'autogrill. Sono come sospeso su
una nuvoletta e tutto intorno è
sfuocato, ma lui non lo sogno mai...»
. L'11 novembre 2007 dalla sua pistola
partì il proiettile che uccise Gabriele
'Gabbò Sandri. Il verdetto della Corte
di Assise è previsto per l'11 luglio,
un giorno prima del suo trentatreesimo
compleannoscrive L'Espresso-. Ma
adesso si mostra abbronzato, in forma,
sereno. La sua ansia viene tradita
soltanto da uno sfogo cutaneo sul
braccio.
Che cosa si aspetta dal processo?
«Omicidio colposo. Perchè non c'era da
parte mia la volontà di uccidere
nessuno e nemmeno di sparare un secondo
colpo, dopo quello di avvertimento. Io
nemmeno mi immaginavo che si trattasse
di un'aggressione di tifosi, altrimenti
mi sarei comportato diversamente.
Pensavo che fosse in corso una rapina.
Per questo ho sparato il colpo in aria e
infatti i due gruppi si sono divisi. Poi
li ho inseguiti correndo sull'altro
lato dell'autogrill. Ho visto che erano
saliti in macchina e mi sono fermato.
Poi ho fatto un gesto come per
indicarli. Mi sono reso conto di aver
sparato quando ho sentito il colpo »
. La pistola era con il colpo in canna
e il cane alzato. Una maggiore prudenza
avrebbe evitato la morte di Gabriele
Sandri: «Col senno di poi tutto si
può dire, ma in quell'attimo la voglia
di capire chi erano quelle persone e
di prendere la targa dell'auto in
fuga... Non mi sono reso conto di avere
la pistola in mano mentre correvo. Ho
fatto un gesto come per indicare, come
per dire 'sti stronzi...' e ho
sentito il botto » .
E quando si è reso conto di avere ucciso
una persona, come ha reagito? «Ho
pensato alla mia famiglia e a cosa
sarebbe successo ai bambini e a mia
moglie. Ora temo per la mia vita e per
la loro» . Il ritardo del questore
di Arezzo e del ministero dell'Interno
nel comunicare la dinamica della morte
di Gabriele Sandri ha contribuito a
compattare le frange più violente delle
tifoserie e a scatenare una reazione
degli ultras.
«Io questo non lo so, i miei capi erano
stati informati immediatamente» .
Chi le ha comunicato che era stato
sospeso? «L'ho sentito al
telegiornale» . Si è sentito
abbandonato dal ministero dell'Interno?
«Preferisco non rispondere» . I
Sandri hanno sottolineato più volte che
non ha mai chiesto perdono.
«Il perdono lo chiede chi ha compiuto
volontariamente un'azione. Io non volevo
sparare. Però ho cercato di mettermi
in contatto con loro. In occasione del
funerale di Gabriele (nominato per
la prima volta per nome, ndr)
sono andato dal vescovo di Arezzo
chiedendogli di trasmettere al parroco
dei Sandri, e quindi alla famiglia, il
mio cordoglio e le mie condoglianze. Ma
il mio messaggio non è mai stato
recapitato. Io e Sandri siamo due
poveracci coinvolti in una cosa più
grande di noi. Lui è morto e ha avuto la
peggio e io sono qui ad assumermi le mie
responsabilità ». Cosa si prova a
sapere di aver provocato la morte di un
ragazzo di 26 anni? «È una cosa
tremenda, tutto mi sembra ancora
assurdo: io, lui, lo sparo e tutto
quello che ne è seguito» . Come è
cambiata la sua vita? «Ora il mio
stipendio è dimezzato e non arrivo a
mille euro. Ho dovuto vendere la casa
perchè non riuscivo a pagare il mutuo.
Ne cercheremo un'altra, magari in
affitto. Vorrei tornare a fare il
poliziotto. E ad Arezzo. Prima
disprezzavo alcuni colleghi che arrivano
apposta in ritardo su un intervento
rischioso. Forse hanno ragione loro:
chi te lo fa fare?» .
ANSA 06/05/09
TIFOSO UCCISO, AGENTE: HO ALZATO BRACCIO, E' PARTITO COLPO
AREZZO - "Ho
provato a fare un gesto come per farli
fermare, il gesto istintivo di alzare il
braccio o tutti e due, non ricordo. Mi sono
reso conto che il colpo è partito quando ho
sentito il rumore". Lo ha detto il
poliziotto Luigi Spaccarotella stamani
durante l'udienza in Corte d'Assise ad
Arezzo per il processo che lo vede imputato
di omicidio volontario per la morte del
tifoso laziale Gabriele Sandri. Prima che
parlasse l'agente, uno dei difensori,
Francesco Molino, ha detto che avrebbe fatto
solo dichiarazioni spontanee. Quando
Spaccarotella ha iniziato a parlare, il
padre e la madre di Gabriele sono usciti
dall'aula. L'agente ha quindi spiegato di
non saper precisare se quando il colpo è
partito era a fine corsa o se si era già
fermato. "Ho visto l'auto partire - ha
aggiunto Spaccarotella - e ho pensato: è
andata bene. Non mi sarei mai aspettato
nella vita di causare la morte di nessuno".
L'agente ha più volte ribadito: "Non c'era
la volontà di provocare la morte. Non mi
aspettavo succedesse niente di tutto
questo".
Ricostruendo le fasi dello sparo che uccise
Sandri, Spaccarotella ha detto: "Sono
arrivato affannato, anche per l'asma che mi
perseguita da quando avevo 16 anni. Erano
momenti concitati: lo stress, la corsa,
l'asma". A quel punto una persona dal
pubblico ha urlato: "Dicci la verità". La
voce è stata zittita dal presidente della
Corte d'Assise Mauro Bilancetti.
Spaccarotella ha quindi continuato dicendo:
"Non è stata una cosa volontaria, non volevo
uccidere nessuno". Poi, riferendosi da
quanto dichiarato dai suoi colleghi che
nelle scorse udienze hanno detto che lui
disse loro di aver sparato il colpo in aria,
Spaccarotella ha spiegato: "Intendevo che
non era rivolto contro niente e nessuno".
Prima di raccontare la fase cruciale dello
sparo, l'agente ha detto che aveva notato
una zuffa dall'altra parte dell' autostrada,
di aver sparato un primo colpo in aria
perché lo scontro non cessava nonostante la
sirena accesa, di aver visto spranghe e di
aver pensato che fosse qualcosa di più grave
di una zuffa e di aver quindi inseguito
parallelamente il gruppo di giovani che poi
sono saliti in auto partendo.
02/05/09
Omaggio a Gabriele Sandri dalla curva interista (Inter - Lazio)
24/04/09
Sandri, guerra sulle perizie balistiche
AREZZO Scontro fra periti in Corte d'Assise ad Arezzo.
Al processo per la morte del tifoso
laziale Gabriele Sandri, ieri i consulenti della Procura, della
difesa dell'imputato, il poliziotto Luigi Spaccarotella, e della
famiglia Sandri si sono dati battaglia sulla deviazione che il
proiettile esploso dall'agente, e letale per Gabriele, avrebbe
subito impattando contro la rete che divide le corsie dell'A1.
Secondo i rilievi dei periti della procura, quell'impatto ci fu,
ma, hanno aggiunto, «l'angolo della deviazione subita non è
quantificabile». Opposte le conclusioni del perito balistico
della famiglia Sandri, Vero Vagnozzi: «Non c'è stata alcuna
deviazione». Mentre per il consulente della difesa, Paride
Minervini, «senza quella, Sandri non sarebbe stato raggiunto».
In aula, con evidente commozione dei familiari di Sandri, sono
state proiettate alcune ricostruzioni virtuali.
16/01/09 Omicidio Sandri, l'agente Spaccarotella rinviato a giudizio per omicidio volontario
La decisione è stata accolta con commozione dai familiari del ragazzo ucciso. "Aspetterò magari un anno, un anno e mezzo, mi auguro di meno, ma voglio che questo individuo paghi per quello che ha fatto", ha detto il padre, Giorgio Sandri. E ha pianto Daniela, la madre, che ha ribadito: "Gabriele non c'è più e non posso perdonare". Ora i Sandri si auspicano che "quantomeno venga preso un provvedimento disciplinare e che Spaccarotella venga allontanato dalla Polizia".
Stamattina il giudice ha respinto la richiesta di rito abbreviato avanzata dai legali dell'agente della Polstrada, Francesco Molino e Federico Bagattini. "Un rito abbreviato - aveva spiegato Bagattini prima di entrare in aula - condizionato all'approfondimento del tema della deviazione del proiettile con una richiesta di sopralluogo nell'area di servizio di Badia Al Pino". L'altra richiesta dei difensori era il confronto dei periti sulla perizia balistica. Il pubblico ministero Giuseppe Ledda si era opposto al sopralluogo, ma non al confronto fra i periti. Mentre la famiglia di Sandri, assistita dall'avvocato Michele Monaco, si era detta contraria a entrambi gli accertamenti.
La deviazione del proiettile sarà un elemento decisivo del processo. Ne è convinto il legale: "Se verrà confermata l'ipotesi del video è evidente come la traiettoria originaria fosse lontanissima dalla macchina e se era così non c'era alcuna volontà di uccidere". La procura ha ricostruito con il computer in una serie di filmati la dinamica dell'accaduto. Ma, se per l'accusa Spaccarottella ha sparato dalla parte opposta della carreggiata in direzione di Sandri, la difesa sostiene che il proiettile ha colpito il tifoso dopo essere stato deviato da una rete metallica.
Oggi l'agente ha deciso di
non comparire in aula perché, come ha
spiegato l'avvocato Bagattini, "è una
persona che sta soffrendo, sa perfettamente
che ha causato la morte di un giovane e
questo gli procura una enorme sofferenza e
poi ci sono anche problemi di carattere
familiare". "Verrà in aula", ha assicurato
l'altro difensore, Molino, dopo il rinvio a
giudizio. E poi ha precisato che il gup non
è entrato "nel merito del dolo eventuale o
del colposo".
L'assenza dell'indagato ha provocato la
rabbia della famiglia di Sandri.
"Evidentemente non ha il coraggio di
guardarci negli occhi e sa bene che quello
che ha fatto lo ha fatto non perché è
inciampato'', ha commentato il padre,
entrando in tribunale. "Voglio vedere il
faccia l'assassino di mio figlio - si è
sfogato poi l'uomo - Spero soltanto che la
prossima volta lo vedrò, a meno che non
abbia paura degli Ufo. La prima volta erano
le minacce da Roma, la seconda l'effetto
mediatico, la terza saranno gli Ufo".
Sarcastiche le parole del fratello della
vittima, Cristiano: "Spaccarotella non c'è?
Avrà incontrato qualche problema
sull'autostrada''. Il ragazzo, infatti, fu
colpito mentre si trovava nell'area di
servizio di Badia al Pino, sull'autostrada
A1.
In mattinata i familiari e gli amici di
Sandri si sono fermati nell'area di servizio
per deporre un mazzo di rose e il padre ha
notato con amarezza come sia stato tolto il
palo a cui i tifosi attaccavano i ricordi
per Gabriele. Davanti al tribunale c'erano
anche alcuni tifosi della Lazio con gli
striscioni: ''E' ora che sia fatta giustizia
per Gabriele'', recitava una scritta. ''Per
sempre con noi'', il messaggio per "Gabbo".
25/09/08 SANDRI: ANNULLATA L'UDIENZA PRELIMINARE
AREZZO -
Volevano guardare negli occhi il poliziotto accusato dell'omicidio di loro figlio. Ma stamani, per l'udienza preliminare - poi annullata - del processo sulla morte di Gabriele Sandri, 26 anni, il tifoso laziale ucciso lo scorso 11 novembre nell'area di servizio dell'A1 Badia al Pino (Arezzo), l'imputato, Luigi Spaccarotella, 32 anni, non si è presentato. "C'erano timori per la presenza di ultrà e per le minacce che possono far pensare a un pericolo concreto", hanno spiegato i legali dell'agente, secondo i quali il poliziotto avrebbe anche ricevuto telefonate anonime. "Non ho mai visto in faccia l'assassino di mio figlio - ha ribattuto il padre di Gabriele, Giorgio - non so come facciano gli ultras a sapere chi sia e a minacciarlo". A Spaccarotella, Giorgio manda a dire "di fare l'uomo".Il padre di Sandri, ha spiegato che sta aspettando le scuse dell'agente, anche se non é "assolutamente disposto a perdonarlo". Anche la madre di Gabriele, Daniela, stringendo il maglione nero indossato dal figlio il giorno prima dell'omicidio, ha sostenuto fra le lacrime che se l'agente "ha una coscienza deve riconoscere la sua colpa". Daniela stamani avrebbe voluto guardare Spaccarotella "in faccia, negli occhi - racconta - per capire come gli è passato in testa di sparare". I difensori di Spaccarotella Giampiero Renzo e Francesco Molino, avevano intenzione di chiedere il rito abbreviato condizionato a un nuovo sopralluogo nell'area di servizio in cui venne ucciso Sandri e a nuove analisi delle perizie di parte. Niente nuovi esami, invece, delle testimonianze dei quattro che avrebbero visto Spaccarotella sparare con le braccia tese verso l'auto su cui viaggiava Sandri. Per Renzo "i testimoni sono totalmente inaffidabili". Ma di chiedere il rito abbreviato non c'é stato il tempo.
L'udienza è stata annullata dal Gip Simone Salcerini che ha accolto un'eccezione presentata dalla difesa. Uno dei due legali di Spaccarotella, l'avvocato Renzo, ha sostenuto di non aver ricevuto l'avviso di chiusura indagini: la notifica sarebbe avvenuta tramite un fax inviato al numero sbagliato. Una questione burocratica che ha portato il giudice a chiedere lo slittamento dell'udienza, che non dovrebbe tenersi prima di un paio di mesi. Una decisione che il legale dei Sandri, Michele Monaco, condivide "per non rischiare che il processo possa poi essere annullato in Cassazione". Però, "quel numero di fax - ha aggiunto Monaco - era stato comunicato alla cancelleria del tribunale. Il consiglio dell'ordine degli avvocati dovrà verificare se" quello dell'avvocato Renzo è stato "un comportamento deontologicamente corretto". I legali di Spaccarotella hanno come primo obiettivo la derubricazione dell'ipotesi di reato: i due avvocati escludono la volontarietà.
All'uscita del tribunale la famiglia Sandri è stata accolta da una ventina fra ultrà laziali, parenti e amici arrivati ad Arezzo per sostenere in maniera pacifica e silenziosa papa Giorgio, mamma Daniela e Cristiano il fratello di Gabriele. Durante l'udienza, gli ultrà hanno affisso uno striscione: "Giustizia per Gabriele. "Sappiamo che è un processo limpido - ha commentato Cristiano Sandri - non abbiamo paura di sorprese. A mio fratello è dovuta una giustizia giusta". "Anche se gli danno 100 anni di punizione - ha commentato Daniela - Gabriele non torna".
10/04/08 Omicidio Sandri. Rinviata a settembre l'udienza preliminare per l'agente di polizia
20/03/2008 Il derby l'hanno vinto i tifosi
«Le lacrime non hanno colore: Gabbo uno di noi. Curva Sud». È il testo dello striscione che i tifosi della Roma hanno mostrato sotto la Curva Nord, dove sono i tifosi della Lazio, a mezzora dal fischio d'inizio del derby romano. A tenere il lungo striscione, tra gli altri, anche Francesco Totti, che prima aveva portato insieme con Tommaso Rocchi un mazzo di fiori sotto la Nord in memoria di Gabriele Sandri, il tifoso biancoceleste ucciso sulla A1 da un colpo di pistola esploso da un poliziotto.
Ospiti della curva romanista Giorgio Sandri, padre del giovane e Gabriele, figlio di Vincenzo Paparelli, ucciso allo stadio il 28 ottobre 1979.
11 marzo 2008 La superteste giapponese: "L'agente mirò per 10 secondi"
AREZZO - "Quel poliziotto prima di sparare puntò l'arma e prese la mira per dieci secondi...". È l'accusa della supertestimone dell'omicidio di Gabriele Sandri. Ma non solo: cinque giorni prima aveva superato con giudizio positivo l'addestramento al poligono di tiro. Era il 6 novembre 2006, qualche giorno dopo, domenica 11, l'agente della polstrada Luigi Spaccarotella estrasse la pistola d'ordinanza e sparò contro l'auto con a bordo Gabriele Sandri uccidendo il 28enne tifoso della Lazio."Non fu un colpo accidentale. Quell'agente mirò prima di premere il grilletto" hanno sempre sostenuto i famigliari di Sandri, assistiti dall'avvocato Michele Monaco. Una ricostruzione fatta propria dal pm Giuseppe Ledda che, a chiusura delle indagine, ha confermato l'imputazione di "omicidio volontario". Una conclusione basata su alcune dichiarazioni. Ad accusare il giovane poliziotto sono due donne e in particolare un'operatrice turistica giapponese che per caso quella domenica si trovava nell'area di servizio di Badia al Pino sull'A1, vicino ad Arezzo. Keiko H., 42 anni, è la supertestimone dell'inchiesta sull'uccisione di "Gabbo". Il 15 novembre ha raccontato la sua verità agli investigatori della guardia di finanza e ora le sue dichiarazioni sono finite tra le migliaia di pagine depositate dalla Procura di Arezzo.
"Dopo aver fatto colazione - si legge sul verbale - uscivo dall'autogrill per fumare una sigaretta nel piazzale antistante. All'improvviso sentii uno sparo. Ma non capivo la provenienza. Vidi allora dei ragazzi, dall'altra parte dell'autostrada, scappare e correre verso delle autovetture. Successivamente vidi i due poliziotti correre verso di me e in particolare uno dirigersi verso l'estremità del piazzale mentre dall'altra parte i ragazzi salivano su un'autovettura di colore chiaro. Il poliziotto dopo essersi fermato puntava una pistola tenendola con entrambe le mani protese in direzione dell'autovettura e dopo circa dieci secondi sparava. Ricordo bene il momento dello sparo: l'autovettura era in movimento e anche dopo proseguiva la marcia. A quel punto, impaurita, mi sono recata verso il pullman sul quale viaggiavo". La versione della giovane giapponese trova conferma anche dal racconto da una cassiera dell'autogrill. La donna però riferisce di aver sentito uno solo sparo. "All'interno del market un mio collega aiutava a fare delle fotocopie, dopo alcuni minuti l'agente è uscito. Dopo un quarto d'ora udivo il suono di una sirena. Allora uscivo dal locale e vidi che c'erano due auto della polizia. Nell'area di servizio opposta vedevo delle persone correre con in mano dei bastoni o qualcosa di simile e raggiungere un'autovettura e saliti a bordo partire in direzione nord".
La dipendente dell'autogrill racconta poi il momento dello sparo. "In quell'istante uno dei poliziotti mi è passato davanti. Giunto alla fine del guardrail, all'altezza di un cumulo di terra smossa, ha disteso entrambe le mani impugnando la pistola. Ha aspettato che quell'auto imboccasse la rampa che da accesso all'autostrada e poi ho udito un colpo di pistola. E mentre l'auto continuava il suo viaggio, il poliziotto è tornato sui suoi passi, sempre correndo, e ha raggiunto i suoi colleghi". E ancora: "Non ho notato assolutamente se il poliziotto durante la corsa, sia all'andata che al ritorno, avesse in mano una pistola che, ripeto, gli ho visto impugnare solo poco prima della sparo".
27/02/08 L’agente conferma «Il colpo è partito accidentalmente»
AREZZO (Ansa) - L'agente Luigi Spaccarotella «ha confermato
punto per punto ciò che ha detto la prima volta, contestando il
fatto di aver preso la mira per sparare. Quel colpo, che poi è
risultato essere fatale per Sandri, è partito accidentalmente
mentre il poliziotto correva ».
Lo hanno riferito gli avvocati Francesco Molino e Gianpiero
Renzo, difensori del poliziotto indagato, che stamani è stato
interrogatorio dal magistrato Giuseppe Ledda, titolare
dell'inchiesta sulla morte del tifoso laziale Gabriele Sandri,
ucciso l'11 novembre del 2007 in un'area di servizio dell'A1, ad
Arezzo. Spaccarotella è accusato di omicidio volontario.
L'interrogatorio è durato un'ora e venti minuti e il poliziotto,
hanno spiegato i due legali, ha risposto alle domande del
magistrato. Per l'agente, si tratta del secondo colloquio con il
pm: il primo avvenne nelle ore successive all'uccisione di
Sandri. All'uscita dalla procura di Arezzo, poliziotto e
magistrati non hanno rilasciato dichiarazioni.
Renzo e Molino hanno aggiunto di aver visto e riletto con
attenzione le perizie e le testimonianze raccolte dagli
inquirenti e di aver trovato queste ultime non sempre chiare e
determinanti per stabilire che lo sparo fu volontario.
Per la
chiusura delle indagini, i tempi dovrebbero essere brevi.




























