GABRIELE UNO DI NOI!

 

SI CHIAMAVA GABRIELE SANDRI - La vittima si chiamava Gabriele Sandri, romano. Il giovane, oltre a fare il dj aveva un negozio di abbigliamento a Roma. Lo riferiscono alcuni tifosi laziali, che sono arrivati ad Arezzo dopo aver appreso la notizia della morte di Sandri, e che non facevano parte del gruppo che era con la vittima. Gli stessi supporter hanno riferito che Sandri era un abbonato alla Lazio e che seguiva la squadra in tutte le trasferte.
 

IL FRATELLO, ME LO HANNO AMMAZZATO

FIRENZE - ''Me lo hanno ammazzato a 28 anni con una pistola. Ora le istituzioni facciano la loro parte, con tutti i decreti di urgenza che hanno fatto me lo hanno ammazzato a 28 anni''. Queste le parole di Cristiano Sandri, il fratello di Gabriele, appena uscito dalla caserma della polizia stradale di Arezzo.

 

L'avvocato di famiglia Luigi Conti ha detto: 'E' stato un omicidio volontario, voglio vedere se avete il coraggio di mettervi contro la polizia''. Alla caserma e' arrivato anche il padre di Gabriele Sandri che ha abbracciato a lungo il figlio Cristiano, pianto e urlato, accasciandosi anche a terra dove e' stato poi tirato su.

 

                         

CASO SANDRI "GIORNO DOPO GIORNO"


14/07/09

Sandri, 6 anni al poliziotto: "Omicidio colposo"
Il padre: "Mi vergogno di essere italiano"

AREZZO - Non fu volontario l'omicidio di Gabriele Sandri. Dopo 9 ore di camera di consiglio, la Corte d'assise d'Arezzo ha condannato a 6 anni l'agente della Polstrada Luigi Spaccarotella che l'11 novembre del 2007 uccise il tifoso della Lazio Gabriele Sandri nell'area di servizio Badia al Pino sulla A1. "Fu omicidio colposo aggravato dalla previsione dell'evento", ha detto la giuria. Come dire che Spaccarotella sparò contro Sandri senza la volontà di ucciderlo, ma "accettando il rischio che quell'evento potesse verificarsi".

Violenta la reazione di una decina di tifosi che hanno urlato contro i giudici "Buffoni, vergogna". Il presidente della Corte è stato costretto ad allontanare il pubblico. Stretti in un abbraccio di dolore, i genitori di Gabriele hanno pianto in aula. "Mi vergogno di essere italiano", ha detto il padre. "Non sono bastati cinque testimoni a dire cosa ha fatto Spaccarotella. Evidentemente la divisa paga. Non credo più nella giustizia, non credo più in niente. Senz'altro faremo appello: io Spaccarotella non lo mollerò mai". Al termine della lettura della sentenza, la moglie si è sentita male: "Me l'hanno ammazzato una seconda volta. Ma i giudici, quando arriveranno a casa, come faranno a guardare i loro figli, con quale coscienza hanno fatto una cosa del genere?"

Il gruppo di amici di Gabriele, allontanati dall'aula, hanno proseguito la protesta fuori dal palazzo di giustizia: ancora urla contro la corte e gli avvocati difensori dell'agente. All'uscita dalla Corte d'Assise, Federico Gattini, uno dei legali di Spaccarotella, è stato accolto da una pioggia di insulti: "Verme, sei un verme". Un'amica di Gabriele, Cinzia, dall'emozione ha accusato un malore: è stata soccorsa dai sanitari ed è stata portata via in ambulanza.

Cristiano Sandri, fratello di Gabriele, e suo padre, hanno invitato gli amici alla calma. Temono che si ripetano i disordini scoppiati poche ore dopo l'omicidio in autostrada: a Roma furono assaltate caserme della polizia e devastata la sede del Coni. "Facciamola finita", ha implorato il fratello di Gabbo. "Non uccidiamo Gabriele per la terza volta. La prima volta due anni fa; oggi i giudici. Non possiamo uccidere Gabbo per la terza volta. Basta".

Contro l'agente della Polizia stradale, il pm aveva chiesto la condanna per omicidio volontario, 21 anni ridotti a 14 con la riduzione di un terzo della pena per la concessione delle attenuanti generiche: "In fondo - aveva detto il pm come atto di comprensione verso il poliziotto - l'agente ha distrutto una vita umana ma ha anche quella della sua famiglia".

Luigi Spaccarotella non era in aula. Ha atteso la sentenza "incrociando le dita e pregando", come ha confidato ai suoi legali. Una volta conosciuto l'esito del processo ha "pianto di gioia": "Ho fatto bene a credere nella giustizia". Una volta solo l'agente era entrato in Corte d'assise e solo per fare una breve dichiarazione concordata con gli avvocati: "Ho alzato istintivamente un braccio, forse tutti e due - disse - ed è partito un colpo di pistola. Non era mia volontà uccidere". L'imputato non ha mai voluto rispondere alle domande dei giudici. Dopo le prime dichiarazioni rese ai colleghi all'indomani dell'incidente, l'agente ha preferito appellarsi al diritto di tacere. Ha parlato un'altra volta, ma fuori dall'aula del processo, quando il giudice lo chiamò per la prima udienza preliminare. Attraverso le agenzie di stampa Spaccarotella chiese perdono ai genitori di Gabriele: "Ho ucciso il loro figlio: dire che mi dispiace, che non volevo, non può essere sufficiente. Vorrei incontrarli".

Quel mattino, nell'area di servizio Badia al Pino sulla A1, c'era stata una scaramuccia tra tifosi laziali e supporter juventini. L'agente era dall'altra parte dell'autostrada. Non poteva intervenire direttamente. Si affidò alla sirena dell'auto e ad un colpo sparato in aria. Poi prese a correre lungo il bordo della carreggiata per mettersi di fronte ai tifosi. Ma Gabriele e i suoi amici erano già risaliti in macchina per raggiungere Milano dove li aspettava Inter-Lazio e dello scontro con gli juventini non parlavano più. Spaccarotella sparò allora.

In aula, il pm ha mimato il gesto stringendo anche lui le mani attorno al calcio di una pistola, riproduzione fedele dell'arma di ordinanza dell'agente. "Il fatto che il proiettile fu deviato dalla grata - ha detto il magistrato dell'accusa durante la requisitoria - non sposta di un millimetro le conclusio. Solo un folle avrebbe potuto correre con la pistola in pugno, il cane armato e il dito sul grilletto".

Luigi Spaccarotella lo ha fatto quel maledetto mezzogiorno di due anni fa. Cinque testimoni lo hanno detto sotto giuramento: "Vedemmo il poliziotto con le braccia tese che prendeva la mira". Il proiettile partì dalla Beretta calibro 9, attraversò tre corsie, fu deviato dalla grata che separa i due sensi di marcia, proseguì ancora verso il parcheggio ad una trentina di metri di distanza dal poliziotto e si infilò nel collo di Gabriele, seduto sul sedile posteriore della Megane tra due amici.

Sul prato davanti al Palazzo di giustizia di Arezzo, restano abbandonati gli striscioni e le foto di Gabbo che gli amici hanno lasciato stamani. "E' ora che sia fatta giustizia per Gabriele" è scritto su un lenzuolo. E accanto la gigantografia del tifoso con scritto: "Gabriele sempre con noi".

 

 

09/07/09

Il magistrato ha chiesto una condanna a 14 anni: una pena ridotta per il "carattere istantaneo"
e perché "ha distrutto una vita ma anche la sua". Una riduzione eccessiva per la famiglia della vittima

Morte Sandri, il pm impugna un'arma e mima il gesto dell'agente Spaccarotella

Durante la requisitoria ha mostrato il modo in cui avrebbe esploso il colpo che ha ucciso il tifoso laziale

AREZZO - Per mostrare alla corte il modo in cui il poliziotto Luigi Spaccarotella avrebbe esploso il colpo che l'11 novembre del 2007 uccise il tifoso laziale Gabriele Sandri, stamani il pm Giuseppe Ledda ha portato in aula una Beretta, come quelle in dotazione alla polizia, e ha mimato il gesto impugnandola a braccia tese. E' stato il momento culminante della sua requisitoria al termine della quale il magistrato ha chiesto una condanna a 14 anni di reclusione per l'agente Spaccarotella, accusato di omicidio volontario. Pena ridotta di un terzo rispetto ai 21 previsti perché, ha sottolineato l'accusa, "ha distrutto una vita umana, ma anche la propria, e che paga anche la sua famiglia". Una precisazione che ha deluso e amareggiato il padre e la madre di Gabriele che ritengono scorretto il "confronto con la famiglia Spaccarotella. Non è la stessa cosa, noi non abbiamo più un figlio" ha detto Daniela Sandri.

Durante il suo intervento in corte d'assise ad Arezzo, Ledda ha ricostruito il racconto di alcuni testimoni: "Ci sono cinque persone che con diversi angoli visivi hanno visto la scena o parti sostanziali di essa. Sono cinque ricostruzioni sostanzialmente concordanti: Spaccarotella si ferma e punta l'arma verso l'area di servizio". A quel punto il magistrato ha impugnato la pistola mimando il gesto.

Riferendosi ad alcune discordanze fra le testimonianze Ledda ha detto: "Un braccio era teso, non ha rilevanza se l'altra mano fosse sull'arma, o sul polso". Poi Ledda impugnando la Beretta con il braccio destro teso e protraendo in avanti il sinistro ha chiesto: "Se no, a cosa serviva questa mano sinistra? Cos'era un saluto romano? Un saluto generico? Ma via sono scenari ridicoli".

Il magistrato ha poi messo a confronto le dichiarazioni rilasciate da Spaccarotella nell'imminenza del fatto e quelle successive, fra cui la dichiarazione spontanea in aula. Un cambio di versione "che aggrava parecchio" la sua posizione e "lo affossa definitivamente" ha detto il pm. Ledda ha ricordato infatti che, all'indomani dell'accaduto, Spaccarotella aveva sostenuto che il colpo di pistola era partito accidentalmente mentre correva, mentre invece "dopo un anno e mezzo c'è un cambio di versione abborracciato che aumenta il grado di inverosimiglianza e arriva al parossismo quando l'agente cerca di ipotizzare un racconto che concili la sua versione a quella dei testi. Questo tentativo maldestro lo affossa definitivamente".

Ledda si è soffermato poi sulla scelta di Spaccarotella di non sottoporsi al contraddittorio in aula davanti alla corte: "Lungi da me dire che chi non si sottopone a contraddittorio è colpevole, però chi racconta una storia costruita a tavolino ha paura delle contestazioni". Ripercorrendo le dichiarazioni dell'agente, il magistrato ha chiesto: "Come è possibile credere? Solo un folle avrebbe potuto correre con il cane armato e il dito sul grilletto. Si sarebbe sparato addosso. Quando si è fermato, l'agente ha di nuovo messo il dito sul grilletto".

Nella requisitoria il magistrato ha affermato che l'agente aveva la consapevolezza "del concreto pericolo di centrare l'abitacolo e cagionare la morte di qualcuno degli occupanti", quindi "la sanzione deve essere corrispondente al grado del dolo", e per l'omicidio volontario sono previsti 21 anni. Però, ha aggiunto, Spaccarotella è "meritevole di riconoscimento delle attenuanti generiche" spiegando "il carattere istantaneo di questa condotta: tutto l'evento si è svolto nell'arco di pochissimi minuti" e sottolineando che il poliziotto "ha distrutto una vita umana, ma anche la propria e che paga anche la sua famiglia". Per questo il pm ha chiesto una riduzione di un terzo della pena.

Al termine dell'udienza i genitori della vittima hanno espresso delusione e amarezza per la richiesta del pm. Il padre, Giorgio, ha annunciato che domani non saranno in aula "perché per me è troppo forte sentire ancora parlare di tosse asmatica o stress. Non ci sono attenuanti generiche per una famiglia come noi che soffre. Mi dispiace per i figli e la moglie dell'agente ma ci si deve ricordare che dall'altra parte c'è una famiglia che non può riabbracciare un figlio. Ridurre la pena di un terzo è troppo".

repubblica.it

 

12/06/09

Spaccarotella: Ho dovuto vendere la casa, ma voglio tornare a fare il poliziotto

ROMA (Ama/Dire) - Luigi Spaccarotella spera in una condanna per omicidio col­poso e vuole tornare in servi­zio alla Stradale, magari in quel tratto di autostrada. L'agente di polizia che è sotto processo davanti alla Cor­te di Assise di Arezzo per aver ucciso il tifoso laziale Gabriele Sandri nell'area di servizio Badia al Pino del­l'A1, ha raccontato a L'Espresso in edicola oggi tutta la vicenda dal suo pun­to di vista. «A volte sogno quell'autogrill. Sono come sospeso su una nuvoletta e tutto intorno è sfuocato, ma lui non lo sogno mai...» . L'11 novembre 2007 dalla sua pi­stola partì il proiettile che uccise Gabriele 'Gabbò Sandri. Il verdetto della Corte di Assise è previsto per l'11 lu­glio, un giorno prima del suo trentatreesimo compleanno­scrive L'Espresso-. Ma ades­so si mostra abbronzato, in forma, sereno. La sua ansia viene tradita soltanto da uno sfogo cutaneo sul braccio.
Che cosa si aspetta dal processo? «Omicidio colpo­so. Perchè non c'era da par­te mia la volontà di uccidere nessuno e nemmeno di spa­rare un secondo colpo, dopo quello di avvertimento. Io nemmeno mi immaginavo che si trattasse di un'aggres­sione di tifosi, altrimenti mi sarei comportato diversa­mente. Pensavo che fosse in corso una rapina. Per questo ho sparato il colpo in aria e infatti i due gruppi si sono divisi. Poi li ho inseguiti cor­rendo sull'altro lato dell'au­togrill. Ho visto che erano saliti in macchina e mi sono fermato. Poi ho fatto un ge­sto come per indicarli. Mi so­no reso conto di aver spara­to quando ho sentito il col­po » . La pistola era con il col­po in canna e il cane alzato. Una maggiore prudenza avrebbe evitato la morte di Gabriele Sandri: «Col senno di poi tutto si può dire, ma in quell'attimo la voglia di ca­pire chi erano quelle perso­ne e di prendere la targa dell'auto in fuga... Non mi sono reso conto di avere la pisto­la in mano mentre correvo. Ho fatto un gesto come per indicare, come per dire 'sti stronzi...' e ho sentito il bot­to » .
E quando si è reso conto di avere ucciso una persona, come ha reagito? «Ho pensa­to alla mia famiglia e a cosa sarebbe successo ai bambini e a mia moglie. Ora temo per la mia vita e per la loro» . Il ritardo del questore di Arez­zo e del ministero dell'Inter­no nel comunicare la dina­mica della morte di Gabrie­le Sandri ha contribuito a compattare le frange più vio­lente delle tifoserie e a scate­nare una reazione degli ul­tras.

«Io questo non lo so, i miei capi erano stati infor­mati immediatamente»
. Chi le ha comunicato che era stato sospeso? «L'ho sentito al telegiornale» . Si è sentito abbandonato dal ministero dell'Interno? «Preferisco non rispondere» . I Sandri hanno sottolineato più volte che non ha mai chiesto perdono.

«Il perdono lo chiede chi ha compiuto volontariamente un'azione. Io non volevo spa­rare. Però ho cercato di met­termi in contatto con loro. In occasione del funerale di Gabriele
(nominato per la prima volta per nome, ndr)
sono andato dal vescovo di Arezzo chiedendogli di tra­smettere al parroco dei Sandri, e quindi alla famiglia, il mio cordoglio e le mie con­doglianze. Ma il mio mes­saggio non è mai stato reca­pitato. Io e Sandri siamo due poveracci coinvolti in una cosa più grande di noi. Lui è morto e ha avuto la peggio e io sono qui ad assumermi le mie responsabilità
». Cosa si prova a sapere di aver pro­vocato la morte di un ragaz­zo di 26 anni? «È una cosa tremenda, tutto mi sembra ancora assurdo: io, lui, lo sparo e tutto quello che ne è seguito» . Come è cambiata la sua vita? «Ora il mio stipen­dio è dimezzato e non arrivo a mille euro. Ho dovuto ven­dere la casa perchè non riu­scivo a pagare il mutuo. Ne cercheremo un'altra, maga­ri in affitto. Vorrei tornare a fare il poliziotto. E ad Arezzo. Prima disprezzavo alcuni colleghi che arrivano appo­sta in ritardo su un interven­to rischioso. Forse hanno ra­gione loro: chi te lo fa fare?» .

 

ANSA 06/05/09

TIFOSO UCCISO, AGENTE: HO ALZATO BRACCIO, E' PARTITO COLPO

AREZZO  - "Ho provato a fare un gesto come per farli fermare, il gesto istintivo di alzare il braccio o tutti e due, non ricordo. Mi sono reso conto che il colpo è partito quando ho sentito il rumore". Lo ha detto il poliziotto Luigi Spaccarotella stamani durante l'udienza in Corte d'Assise ad Arezzo per il processo che lo vede imputato di omicidio volontario per la morte del tifoso laziale Gabriele Sandri. Prima che parlasse l'agente, uno dei difensori, Francesco Molino, ha detto che avrebbe fatto solo dichiarazioni spontanee. Quando Spaccarotella ha iniziato a parlare, il padre e la madre di Gabriele sono usciti dall'aula. L'agente ha quindi spiegato di non saper precisare se quando il colpo è partito era a fine corsa o se si era già fermato. "Ho visto l'auto partire - ha aggiunto Spaccarotella - e ho pensato: è andata bene. Non mi sarei mai aspettato nella vita di causare la morte di nessuno". L'agente ha più volte ribadito: "Non c'era la volontà di provocare la morte. Non mi aspettavo succedesse niente di tutto questo".

Ricostruendo le fasi dello sparo che uccise Sandri, Spaccarotella ha detto: "Sono arrivato affannato, anche per l'asma che mi perseguita da quando avevo 16 anni. Erano momenti concitati: lo stress, la corsa, l'asma". A quel punto una persona dal pubblico ha urlato: "Dicci la verità". La voce è stata zittita dal presidente della Corte d'Assise Mauro Bilancetti. Spaccarotella ha quindi continuato dicendo: "Non è stata una cosa volontaria, non volevo uccidere nessuno". Poi, riferendosi da quanto dichiarato dai suoi colleghi che nelle scorse udienze hanno detto che lui disse loro di aver sparato il colpo in aria, Spaccarotella ha spiegato: "Intendevo che non era rivolto contro niente e nessuno". Prima di raccontare la fase cruciale dello sparo, l'agente ha detto che aveva notato una zuffa dall'altra parte dell' autostrada, di aver sparato un primo colpo in aria perché lo scontro non cessava nonostante la sirena accesa, di aver visto spranghe e di aver pensato che fosse qualcosa di più grave di una zuffa e di aver quindi inseguito parallelamente il gruppo di giovani che poi sono saliti in auto partendo.

02/05/09

Omaggio a Gabriele Sandri dalla curva interista (Inter - Lazio)

24/04/09

Sandri, guerra sulle perizie balistiche

AREZZO Scontro fra periti in Corte d'Assise ad Arezzo.

Al processo per la morte del tifoso laziale Gabriele Sandri, ieri i consulenti della Procura, della difesa dell'imputato, il poliziotto Luigi Spaccarotella, e della famiglia Sandri si sono dati battaglia sulla deviazione che il proiettile esploso dall'agente, e letale per Gabriele, avrebbe subito impattando contro la rete che divide le corsie dell'A1. Secondo i rilievi dei periti della procura, quell'impatto ci fu, ma, hanno aggiunto, «l'angolo della deviazione subita non è quantificabile». Opposte le conclusioni del perito balistico della famiglia Sandri, Vero Vagnozzi: «Non c'è stata alcuna deviazione». Mentre per il consulente della difesa, Paride Minervini, «senza quella, Sandri non sarebbe stato raggiunto». In aula, con evidente commozione dei familiari di Sandri, sono state proiettate alcune ricostruzioni virtuali.
 

16/01/09 Omicidio Sandri, l'agente Spaccarotella rinviato a giudizio per omicidio volontario

AREZZO - L'agente di polizia Luigi Spaccarotella è stato rinviato a giudizio: è accusato di omicidio volontario, per aver sparato l'11 settembre 2007 al giovane tifoso laziale Gabriele Sandri. Lo ha deciso il gup di Arezzo Luciana Cicerchia, che ha fissato la prima udienza di fronte alla Corte d'Assise per il 20 di marzo.

La decisione è stata accolta con commozione dai familiari del ragazzo ucciso. "Aspetterò magari un anno, un anno e mezzo, mi auguro di meno, ma voglio che questo individuo paghi per quello che ha fatto", ha detto il padre, Giorgio Sandri. E ha pianto Daniela, la madre, che ha ribadito: "Gabriele non c'è più e non posso perdonare". Ora i Sandri si auspicano che "quantomeno venga preso un provvedimento disciplinare e che Spaccarotella venga allontanato dalla Polizia".

Stamattina il giudice ha respinto la richiesta di rito abbreviato avanzata dai legali dell'agente della Polstrada, Francesco Molino e Federico Bagattini. "Un rito abbreviato - aveva spiegato Bagattini prima di entrare in aula - condizionato all'approfondimento del tema della deviazione del proiettile con una richiesta di sopralluogo nell'area di servizio di Badia Al Pino". L'altra richiesta dei difensori era il confronto dei periti sulla perizia balistica. Il pubblico ministero Giuseppe Ledda si era opposto al sopralluogo, ma non al confronto fra i periti. Mentre la famiglia di Sandri, assistita dall'avvocato Michele Monaco, si era detta contraria a entrambi gli accertamenti.

La deviazione del proiettile sarà un elemento decisivo del processo. Ne è convinto il legale: "Se verrà confermata l'ipotesi del video è evidente come la traiettoria originaria fosse lontanissima dalla macchina e se era così non c'era alcuna volontà di uccidere". La procura ha ricostruito con il computer in una serie di filmati la dinamica dell'accaduto. Ma, se per l'accusa Spaccarottella ha sparato dalla parte opposta della carreggiata in direzione di Sandri, la difesa sostiene che il proiettile ha colpito il tifoso dopo essere stato deviato da una rete metallica.

Oggi l'agente ha deciso di non comparire in aula perché, come ha spiegato l'avvocato Bagattini, "è una persona che sta soffrendo, sa perfettamente che ha causato la morte di un giovane e questo gli procura una enorme sofferenza e poi ci sono anche problemi di carattere familiare". "Verrà in aula", ha assicurato l'altro difensore, Molino, dopo il rinvio a giudizio. E poi ha precisato che il gup non è entrato "nel merito del dolo eventuale o del colposo".

L'assenza dell'indagato ha provocato la rabbia della famiglia di Sandri. "Evidentemente non ha il coraggio di guardarci negli occhi e sa bene che quello che ha fatto lo ha fatto non perché è inciampato'', ha commentato il padre, entrando in tribunale. "Voglio vedere il faccia l'assassino di mio figlio - si è sfogato poi l'uomo - Spero soltanto che la prossima volta lo vedrò, a meno che non abbia paura degli Ufo. La prima volta erano le minacce da Roma, la seconda l'effetto mediatico, la terza saranno gli Ufo". Sarcastiche le parole del fratello della vittima, Cristiano: "Spaccarotella non c'è? Avrà incontrato qualche problema sull'autostrada''. Il ragazzo, infatti, fu colpito mentre si trovava nell'area di servizio di Badia al Pino, sull'autostrada A1.

In mattinata i familiari e gli amici di Sandri si sono fermati nell'area di servizio per deporre un mazzo di rose e il padre ha notato con amarezza come sia stato tolto il palo a cui i tifosi attaccavano i ricordi per Gabriele. Davanti al tribunale c'erano anche alcuni tifosi della Lazio con gli striscioni: ''E' ora che sia fatta giustizia per Gabriele'', recitava una scritta. ''Per sempre con noi'', il messaggio per "Gabbo".

 

25/09/08    SANDRI: ANNULLATA L'UDIENZA PRELIMINARE

 AREZZO  -  Volevano guardare negli occhi il poliziotto accusato dell'omicidio di loro figlio. Ma stamani, per l'udienza preliminare - poi annullata - del processo sulla morte di Gabriele Sandri, 26 anni, il tifoso laziale ucciso lo scorso 11 novembre nell'area di servizio dell'A1 Badia al Pino (Arezzo), l'imputato, Luigi Spaccarotella, 32 anni, non si è presentato. "C'erano timori per la presenza di ultrà e per le minacce che possono far pensare a un pericolo concreto", hanno spiegato i legali dell'agente, secondo i quali il poliziotto avrebbe anche ricevuto telefonate anonime. "Non ho mai visto in faccia l'assassino di mio figlio - ha ribattuto il padre di Gabriele, Giorgio - non so come facciano gli ultras a sapere chi sia e a minacciarlo". A Spaccarotella, Giorgio manda a dire "di fare l'uomo".

Il padre di Sandri, ha spiegato che sta aspettando le scuse dell'agente, anche se non é "assolutamente disposto a perdonarlo". Anche la madre di Gabriele, Daniela, stringendo il maglione nero indossato dal figlio il giorno prima dell'omicidio, ha sostenuto fra le lacrime che se l'agente "ha una coscienza deve riconoscere la sua colpa". Daniela stamani avrebbe voluto guardare Spaccarotella "in faccia, negli occhi - racconta - per capire come gli è passato in testa di sparare". I difensori di Spaccarotella Giampiero Renzo e Francesco Molino, avevano intenzione di chiedere il rito abbreviato condizionato a un nuovo sopralluogo nell'area di servizio in cui venne ucciso Sandri e a nuove analisi delle perizie di parte. Niente nuovi esami, invece, delle testimonianze dei quattro che avrebbero visto Spaccarotella sparare con le braccia tese verso l'auto su cui viaggiava Sandri. Per Renzo "i testimoni sono totalmente inaffidabili". Ma di chiedere il rito abbreviato non c'é stato il tempo.

L'udienza è stata annullata dal Gip Simone Salcerini che ha accolto un'eccezione presentata dalla difesa. Uno dei due legali di Spaccarotella,
l'avvocato Renzo, ha sostenuto di non aver ricevuto l'avviso di chiusura indagini: la notifica sarebbe avvenuta tramite un fax inviato al numero sbagliato. Una questione burocratica che ha portato il giudice a chiedere lo slittamento dell'udienza, che non dovrebbe tenersi prima di un paio di mesi. Una decisione che il legale dei Sandri, Michele Monaco, condivide "per non rischiare che il processo possa poi essere annullato in Cassazione". Però, "quel numero di fax - ha aggiunto Monaco - era stato comunicato alla cancelleria del tribunale. Il consiglio dell'ordine degli avvocati dovrà verificare se" quello dell'avvocato Renzo è stato "un comportamento deontologicamente corretto". I legali di Spaccarotella hanno come primo obiettivo la derubricazione dell'ipotesi di reato: i due avvocati escludono la volontarietà.

All'uscita del tribunale la famiglia Sandri è stata accolta da una ventina fra ultrà laziali, parenti e amici arrivati ad Arezzo per sostenere in maniera pacifica e silenziosa papa Giorgio, mamma Daniela e Cristiano il fratello di Gabriele. Durante l'udienza, gli ultrà hanno affisso uno striscione: "
Giustizia per Gabriele. "Sappiamo che è un processo limpido - ha commentato Cristiano Sandri - non abbiamo paura di sorprese. A mio fratello è dovuta una giustizia giusta". "Anche se gli danno 100 anni di punizione - ha commentato Daniela - Gabriele non torna".

 

10/04/08 Omicidio Sandri. Rinviata a settembre l'udienza preliminare per l'agente di polizia

Non si terrà prima della fine di settembre, l'udienza preliminare per Luigi Spaccarotella, l'agente di polizia che ha sparato e ucciso il giovane tifoso della Lazio, Gabriele Sandri. Il giudice dell'udienza preliminare deciderà solo in quella data se rinviare il poliziotto a giudizio davanti alla corte d'Assise o se procedere con il rito abbreviato. L'omicidio avvenne lo scorso 11 novembre nell'aria di sosta dell'autogrill Badia al Pino in provincia di Arezzo.

 

20/03/2008    Il derby l'hanno vinto i tifosi


«Le lacrime non hanno colore: Gabbo uno di noi. Curva Sud». È il testo dello striscione che i tifosi della Roma hanno mostrato sotto la Curva Nord, dove sono i tifosi della Lazio, a mezzora dal fischio d'inizio del derby romano. A tenere il lungo striscione, tra gli altri, anche Francesco Totti, che prima aveva portato insieme con Tommaso Rocchi un mazzo di fiori sotto la Nord in memoria di Gabriele Sandri, il tifoso biancoceleste ucciso sulla A1 da un colpo di pistola esploso da un poliziotto.

Ospiti della curva romanista Giorgio Sandri, padre del giovane e Gabriele, figlio di Vincenzo Paparelli, ucciso allo stadio il 28 ottobre 1979.

 

11 marzo 2008 La superteste giapponese: "L'agente mirò per 10 secondi"

AREZZO - "Quel poliziotto prima di sparare puntò l'arma e prese la mira per dieci secondi...". È l'accusa della supertestimone dell'omicidio di Gabriele Sandri. Ma non solo: cinque giorni prima aveva superato con giudizio positivo l'addestramento al poligono di tiro. Era il 6 novembre 2006, qualche giorno dopo, domenica 11, l'agente della polstrada Luigi Spaccarotella estrasse la pistola d'ordinanza e sparò contro l'auto con a bordo Gabriele Sandri uccidendo il 28enne tifoso della Lazio.
"Non fu un colpo accidentale. Quell'agente mirò prima di premere il grilletto" hanno sempre sostenuto i famigliari di Sandri, assistiti dall'avvocato Michele Monaco. Una ricostruzione fatta propria dal pm Giuseppe Ledda che, a chiusura delle indagine, ha confermato l'imputazione di "omicidio volontario". Una conclusione basata su alcune dichiarazioni. Ad accusare il giovane poliziotto sono due donne e in particolare un'operatrice turistica giapponese che per caso quella domenica si trovava nell'area di servizio di Badia al Pino sull'A1, vicino ad Arezzo. Keiko H., 42 anni, è la supertestimone dell'inchiesta sull'uccisione di "Gabbo". Il 15 novembre ha raccontato la sua verità agli investigatori della guardia di finanza e ora le sue dichiarazioni sono finite tra le migliaia di pagine depositate dalla Procura di Arezzo.
"Dopo aver fatto colazione - si legge sul verbale - uscivo dall'autogrill per fumare una sigaretta nel piazzale antistante. All'improvviso sentii uno sparo. Ma non capivo la provenienza. Vidi allora dei ragazzi, dall'altra parte dell'autostrada, scappare e correre verso delle autovetture. Successivamente vidi i due poliziotti correre verso di me e in particolare uno dirigersi verso l'estremità del piazzale mentre dall'altra parte i ragazzi salivano su un'autovettura di colore chiaro. Il poliziotto dopo essersi fermato puntava una pistola tenendola con entrambe le mani protese in direzione dell'autovettura e dopo circa dieci secondi sparava. Ricordo bene il momento dello sparo: l'autovettura era in movimento e anche dopo proseguiva la marcia. A quel punto, impaurita, mi sono recata verso il pullman sul quale viaggiavo". La versione della giovane giapponese trova conferma anche dal racconto da una cassiera dell'autogrill. La donna però riferisce di aver sentito uno solo sparo. "All'interno del market un mio collega aiutava a fare delle fotocopie, dopo alcuni minuti l'agente è uscito. Dopo un quarto d'ora udivo il suono di una sirena. Allora uscivo dal locale e vidi che c'erano due auto della polizia. Nell'area di servizio opposta vedevo delle persone correre con in mano dei bastoni o qualcosa di simile e raggiungere un'autovettura e saliti a bordo partire in direzione nord".
La dipendente dell'autogrill racconta poi il momento dello sparo. "In quell'istante uno dei poliziotti mi è passato davanti. Giunto alla fine del guardrail, all'altezza di un cumulo di terra smossa, ha disteso entrambe le mani impugnando la pistola. Ha aspettato che quell'auto imboccasse la rampa che da accesso all'autostrada e poi ho udito un colpo di pistola. E mentre l'auto continuava il suo viaggio, il poliziotto è tornato sui suoi passi, sempre correndo, e ha raggiunto i suoi colleghi". E ancora: "Non ho notato assolutamente se il poliziotto durante la corsa, sia all'andata che al ritorno, avesse in mano una pistola che, ripeto, gli ho visto impugnare solo poco prima della sparo".

 

 

27/02/08 L’agente conferma «Il colpo è partito accidentalmente»


AREZZO (Ansa) - L'agente Luigi Spaccarotella «ha confermato punto per punto ciò che ha detto la prima volta, contestando il fatto di aver preso la mira per sparare. Quel colpo, che poi è risultato essere fatale per Sandri, è partito accidentalmente mentre il poliziotto correva ».

Lo hanno riferito gli avvocati Francesco Molino e Gianpiero Renzo, difensori del poliziotto indagato, che stamani è stato interrogatorio dal magistrato Giuseppe Ledda, titolare dell'inchiesta sulla morte del tifoso laziale Gabriele Sandri, ucciso l'11 novembre del 2007 in un'area di servizio dell'A1, ad Arezzo. Spaccarotella è accusato di omicidio volontario.
L'interrogatorio è durato un'ora e venti minuti e il poliziotto, hanno spiegato i due legali, ha risposto alle domande del magistrato. Per l'agente, si tratta del secondo colloquio con il pm: il primo avvenne nelle ore successive all'uccisione di Sandri. All'uscita dalla procura di Arezzo, poliziotto e magistrati non hanno rilasciato dichiarazioni.
Renzo e Molino hanno aggiunto di aver visto e riletto con attenzione le perizie e le testimonianze raccolte dagli inquirenti e di aver trovato queste ultime non sempre chiare e determinanti per stabilire che lo sparo fu volontario.
Per la chiusura delle indagini, i tempi dovrebbero essere brevi.
 

 

11/02/2008     Presentata la ”Fondazione Sandri”. «Mai più un dramma simile»

«La Fondazione Gabrie­le Sandri sarà impegnata contro ogni forma di violenza». Fondazione «Gabriele Sandri», un manifesto per la vita lun­go un decalogo d’impegni, promuo­verà raccolte fondi, proporrà iniziati­ve educative, metterà in campo pro­getti di recupero sociale, sarà lotta al­la violenza e prevenzione, varrà assi­stenza economica e sostegno alle vit­time della violenza. Ancora: programmerà incontri nel­le scuole, organizzerà convegni, eventi pubblici, diffonderà valori quali lealtà, onore e solidarietà, prov­vederà all’organizzazione di amiche­voli calcistiche a tema, stringerà sinergie con altre fondazioni. Que­sto è la fondazione «Gabriele Sandri ».

Stefano Re Cecconi, fi­glio dell’angelo biondo Luciano (cui è intitola­ta una fondazione anti­violenza), e Luca Di Bartolomei, figlio dello storico capi­tano giallorosso, da eredi di due cam­pioni sfortunati rappresenteranno Lazio e Roma all'interno dell’associa­zione.

Cristiano, fra­tello di Gabriele, ha simboleggiato il senso dell’iniziativa: «Vorrei che con la Fondazione arrivasse un messag­gio positivo, com'era positivo mio fra­tello. Che succedesse per contrastare la violenza e trasmettere quei valori che lo sport vissuto in modo corretto può trasferire. E’ il modo migliore per ricor­dare Gabriele »

Papà Sandri il 19 marzo sarà all’Olim­pico, in curva Sud tra i romani­sti, ha confermato la sua scelta: « Sì, andrò in curva Sud, le due tifoserie non sono diverse e non c’è nulla di pericoloso. Ci vado perché sento di farlo » .

 

Tifoso ucciso: papà  Sandri al derby. - "Con la morte di Gabbo il calcio non c'entra niente"

 (ANSA)-ROMA, 5 FEB- 'Andro' al derby in curva sud'. A dire queste parole e' Giorgio Sandri, padre di Gabriele il tifoso laziale ucciso in autostrada due mesi fa.Intervistato da SuperNova Tv, Sandri dice di voler fare un gesto 'forte' per pacificare gli animi, anche perchè, come lui stesso ribadisce 'con la morte di 'Gabbo' il calcio non c'entra niente '. Tiene però a sottolineare un'amara verita': 'Della vicenda non se ne parla più  perchè sono coinvolte le istituzioni,

ma c'e' la gente che ci da' forza '.

 

Intervista a Cristiano, fratello di Gabbo (04/01/08)

 

Il perito dei Sandri: "Un colpo diretto ha ucciso Gabriele"

Gabriele Sandri è stato raggiunto da un proiettile sparato in maniera diretta, cioè senza alcun tipo di rimbalzo, non ha colpito né l'asfalto, né il guard-rail dell'autostrada. E non solo.

La traiettoria del colpo sparato dal poliziotto Luigi Spaccarotella contro la vettura nella quale era seduto il dj romano è dall'alto verso il basso. Ad esserne convinto è il perito balisto Vero Vagnozzi, nominato dalla famiglia del ragazzo morto l'11 novembre scorso nell'area di sosta di Badia al Pino, vicino Arezzo. Convinzioni che l'esperto ha sviluppato dopo i sopralluoghi eseguiti la scorsa settimana sul luogo della tragedia.
Crede che l'agente abbia mirato proprio all'automobile?
«Secondo quanto verificato sul posto, posso sostenere che il proiettile prima di colpire Gabriele Sandri non ha rimbalzato da nessuna parte».
Si spieghi meglio.
«Il proiettile se avesse colpito prima l'asfalto oppure il guard-rail si sarebbe deformato e sarebbe salito verso l'alto, perdendo anche velocità».
L'agente indagato per omicidio volontario ha affermato di aver mirato alle gomme della Mégane, crede sia possibile?
«Dal luogo dal quale avrebbe fatto fuoco il poliziotto non è possibile vedere i pneumatici dell'auto. Per accertare questa possibilità abbiamo anche effettuato una simulazione sulla vettura, riempiendo la macchina con lo stesso peso che avrebbe avuto al momento della tragedia».
Quindi ha mirato proprio all'auto?
«Posso confermare che Spaccarotella non poteva mirare alle gomme della Renault nella quale è morto il ragazzo, il guard-rail non permette di vedere i pneumatici».
Quale la reazione della famiglia Sandri di fronte alle sue prime conclusioni?
«È pienamente d'accordo, ma non per un sentimento basato sull'emotività, ma proprio sull'obiettività degli accertamenti, una convinzione che va al di là del dolore che sta vivendo la famiglia di Gabriele Sandri».

Augusto Parboni

 IL TEMPO 28/11/2007

 

AGENTE, SU DI ME INVENZIONI DEI GIORNALI

''Non ho parlato con nessuno, ho parlato solo con il magistrato. Tutto cio' che leggete sui giornali e' invenzione vostra''. Lo ha detto Luigi Spaccarotella, l'agente di polizia indagato per l'omicidio di Gabriele Sandri, il tifoso laziale ucciso domenica scorsa in un'area di servizio sull'A1 ad Arezzo. L'agente ha risposto cosi' dal citofono di casa, nella citta' toscana, alla domande dei giornalisti.

 

ANSA 2007-11-12 16:20

TIFOSO UCCISO, AGENTE INDAGATO PER OMICIDIO COLPOSO

E' prevista per oggi l'autopsia sul corpo di Gabriele Sandri, il tifoso laziale rimasto ucciso ieri da un colpo di pistola in un'area di servizio sull'A1 ad Arezzo dopo che un agente di Polizia aveva esploso due colpi per sedare un tafferuglio.

Nell'arco della giornata proseguirà la ricostruzione della vicenda da parte degli investigatori, in attesa anche degli esiti delle perizie balistiche e dei rilievi svolti dalla polizia scientifica nell'area di servizio. Ieri l'agente di polizia era stato ascoltato per tutto il giorno dal pm che conduce le indagini, Giuseppe Ledda. Ascoltati anche i quattro tifosi laziali che si trovavano in auto con la vittima.

AD AGENTE CONTESTATO L'OMICIDIO COLPOSO 
- Il magistrato ha notificato all'agente di polizia che ieri ha sparato il colpo che ha ucciso Gabriele Sandri il reato di omicidio colposo. Lo si apprende dalla questura di Arezzo.Il magistrato ha nominato il consulente tecnico per gli accertamenti irripetibili durante l'autopsia. Quella del reato di omicidio colposo, secondo la questura di Arezzo, è una prima conclusione giudiziaria a seguito della ricostruzione dei fatti, iniziata ieri pomeriggio e protrattasi sino a tarda notte.

"Nel ribadire la massima, completa e leale collaborazione all'autorità giudiziaria e l'assoluta trasparenza nonché la volontà di assumerci le responsabilità, come già affermato dal Capo della Polizia Antonio Manganelli - prosegue la Questura - attendiamo gli ulteriori sviluppi che arriveranno dai risultati e dalle indagini tecniche e da una testimonianza raccolta presso il commissariato di pubblica sicurezza di Roma e inviata immediatamente alla questura di Arezzo che l' ha sottoposta al vaglio della procura inquirente". Il questore di Arezzo alle 15, d' intesa con il magistrato, terra una conferenza stampa. Nel frattempo l' agente di polizia è stato destinato ad "attività interna".

IL QUESTORE: IPOTESI DI REATO FORSE PIU' GRAVE
"C'é la possibilità che la rubricazione di reato di omicidio colposo possa avere una evoluzione peggiorativa". Lo ha detto il questore di Arezzo, Vincenzo Giacobbe, durante la conferenza stampa sulla vicenda della morte del tifoso laziale Gabriele Sandri. In base ai primi esiti delle perizie "uno dei due colpi è stato sparato ad altezza uomo, il perché lo stabiliremo", ha detto il questore.

NAPOLITANO, SONO MOLTO PREOCCUPATO
"Sono anche io molto preoccupato degli incidenti di ieri". Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dal Qatar dove si trova in visita di Stato. "Sono stato informato dal ministro dell'Interno. Le immagini degli incidenti - ha aggiunto - sono state diffuse dalle tv di tutto il mondo".

INCOMPRENSIBILE USO DELLE ARMI - "Non c'é nessuna intenzione di criminalizzare nessuno, anzi c'é condivisione dell'errore umano. Tuttavia io penso che l'uso delle armi da fuoco debba essere diversamente sorvegliato. Continuo a considerare incomprensibile l'uso delle armi da fuoco in quella situazione. Le armi da fuoco non vanno usate se non in circostanze estreme". Lo dice a Gr Parlamento il presidente della Camera Fausto Bertinotti riferendosi alla morte del tifoso laziale. "Le armi da fuoco - ribadisce Bertinotti - non devono essere usate se non in circostanze estreme. Non è ammissibile che avvenga un fatto come questo, pur con tutta la partecipazione umana alla vicenda del poliziotto".
rsario, nel diverso, "un nemico".

CASINI, VERGOGNOSE ACCUSE POLITICI A POLIZIA  - "E' vergognoso che troppi politici se la prendano con un poliziotto che ha sbagliato piuttosto che con delinquenti e teppisti . Questo è inaccettabile ed intollerabile". Pier Ferdinando Casini, leader dell'Udc, commenta le reazioni all'uccisione del tifoso laziale. Per l'ex presidente della Camera, "la politica deve usare il pugno duro contro questi delinquenti che prendono a pretesto lo sport per mettere a ferro e fuoco il nostro paese. Il poliziotto pagherà duramente per il suo errore e la famiglia del ragazzo ucciso è chiaro che ha tutta la nostra solidarietà". Ai cronisti che gli chiedono se le sue parole sono riferite a quanto detto dal presidente della Camera Fausto Bertinotti, Casini risponde: "Io mi riferisco a tutti e a nessuno. Ciascuno risponde alle cose che dice, ai paragoni che fa, e alle sensibilità che ha rappresentando le istituzioni".

AMATO DOMANI ALLE 10:30 IN AULA - Il ministro dell'Interno Giuliano Amato riferirà domani alle 10:30 in aula alla Camera sulla vicenda dell'uccisione di Gabriele Sandri e sugli incidenti che ne sono seguiti. E' quanto si apprende da fonti di Montecitorio. Il ministro potrebbe quindi riferire mercoledì a Palazzo Madama.

PROCURA CONTESTERA' TERRORISMO
- La procura di Roma contestera' l'aggravante del terrorismo ai tifosi arrestati ieri sera nei dintorni dello stadio Olimpico dopo le violenze scoppiate in seguito alla morte di Gabriele Sandri. La decisione e' stata presa a piazzale Clodio sulla base delle prime risultanze investigative.


GUERRIGLIA A ROMA: 40 FERITI, DANNI INCALCOLABILI - Dopo la guerriglia urbana messa in scena ieri sera a Roma da ultras laziali e romanisti contro le forze dell'ordine, la notte appena trascorsa e stata utilizzata per un primo parziale bilancio di feriti tra polizia e carabinieri e per quantificare i danni, giudicati al momento 'incalcolabili'.

A fine serata, dopo gli 'attacchi' alle caserme, al Coni e allo stadio Olimpico, gli agenti delle forze dell'ordine che sono ricorsi alle cure mediche in ospedale sono stati 40, tra questi anche quattro funzionari. Uno dei funzionari, un dirigente di un commissariato - e' stato colpito al fegato da una spranga di ferro durante gli incidenti alla caserma del reparto volanti di via Guido Reni - e' quello piu' grave ed ha avuto una prognosi di 20 giorni. Gli altri agenti delle forze dell'ordine, feriti dal lancio di oggetti, contusi nel tentare di respingere gli ultras, hanno avuto prognosi che variano dai tre agli otto giorni. Molti agenti, pero', nella confusione che per alcune ore ha regnato nella capitale e per l'esigenza di 'dover continuare il lavoro', sono stati medicati dal personale del 118 direttamente in strada.
Tre le persone fermate durante la guerriglia urbana: due ragazzi e una ragazza. I reati ipotizzati per loro sono quelli di devastazione, saccheggio, danneggiamento, lesioni e incendio doloso. Ancora non quantificabili i danni alle strutture di polizia e carabinieri, cosi' come quelli subiti dal Coni, dove oltre al danneggiamento sono stati rubati i computer al piano terra.
Decine e decine i motorini incendiati, ma anche cassonetti e auto, delle forze dell'ordine e non.


 

IL GIORNALE  2007-11-12

L’agente: "Non posso averlo ucciso. Ho fatto fuoco puntando verso l’alto"

 Arezzo - Ricorda bene tutto, tranne d'aver sparato ad altezza d'uomo. «Sono sicuro, ho fatto fuoco verso l'alto a scopo intimidatorio. Sapevo quel che facevo, volevo interrompere l'alterco, la rissa dall'altra parte della carreggiata. Quel ragazzo non posso averlo colpito io, non posso, non posso».
Il racconto disperato del 32enne agente in servizio da nove anni alla stazione della Polstrada di Battifolle è dettagliato, minuzioso, sicuro. Solo dopo aver relazionato il tutto a superiori e magistrato, il presunto responsabile della morte del tifoso biancoceleste, si confida coi colleghi e con un paio d'amici. A chi gli parla di tragico errore, scuote la testa. Non sa che pensare. Cosa dire. Balbetta.
«C'era anche un'altra pattuglia con noi lì a Civitella, eravamo fermi, stavamo facendo alcuni riscontri sugli occupanti di due autovetture. Il controllo dei documenti è stato interrotto all'improvviso quando abbiamo sentito nitidamente della urla. Io stavo con un collega nell'area di servizio di Badia al Pino, nell'arteria sud, quando poco dopo le nove ci siamo accorti che dall'altra parte della carreggiata, nell'Autogrill posizionato proprio di fronte, si fronteggiavano alcuni ragazzi. Si è svolto tutto in maniera così veloce, era tutto così confuso. Non capivamo bene».
«Ci siamo accorti - continua l’agente - di quello che stava accadendo per le urla che continuavano a echeggiare e per la gente che all'interno del parcheggio scappava in ogni direzione. Si sentivano anche dei tonfi, dei rumori forti, ripetuti, come dei colpi sulle macchine. Così - continua - abbiamo fatto sentire la nostra presenza azionando l'apparato acustico (la sirena) e il lampeggiante dell'autopattuglia».
La situazione, continua l'agente, sembrava però dovesse prendere una piega drammatica da un momento all'altro. I due gruppi, spiega, si picchiavano con insistenza e non davano l'idea di volersi calmare. «La nostra presenza - aggiunge - non sortiva effetto. Abbiamo capito che poteva mettersi male quando ci siamo accorti che le persone coinvolte nello scontro erano parecchie, almeno una decina di ragazzi. Per questo, ripeto, siamo intervenuti». L'agente continua a sfogarsi con le persone che gli sono più vicine. A ognuno ripete pedissequamente quanto ha già detto al magistrato. «Nonostante la sirena la rissa non si placava così ho estratto l'arma dalla fondina, mi sono avvicinato al guardrail, mi sono sporto e ho mirato verso l'alto, quindi ho premuto il grilletto due volte, credo. Non avrei potuto sparare ad altezza d'uomo per ovvi motivi e anche perché, in mezzo all'autostrada, passavano le macchine. La distanza? Saranno stati 50 metri, forse di più».
E infine: «Non so cosa sia successo poi, ho solo notato che una delle vetture coinvolte, dopo poco, usciva velocemente dall'area di servizio, e non ho visto più nessuno. L'idea che un ragazzo sia morto per un colpo partito dalla mia pistola, mi sconvolge. Non so cosa dire, cosa pensare. Mi sembra incredibile, è tutto così assurdo. Sono distrutto dall'angoscia».

 

 

LA REPUBBLICA.IT  2007-11-12

Il ministro Melandri: "Ho chiesto di sospendere il campionato". Nel frattempo l'Osservatorio blocca le trasferte dei tifosi e chiude le curve di Bergamo e Taranto. Donadoni, ct della Nazionale: "Noi ostaggi della violenza. Ho la nausea".

Spunta un testimone: "Ho visto l'agente sparare".

17:06     Ecco il testimone che ha visto sparare a braccia tese

Il testimone che ha visto l'agente della polizia stradale sparare a braccia tese nella piazzola dell'A1 nei pressi di Arezzo è un agente di commercio. La sua dichiarazione è stata verbalizzata dalla polizia ieri sera presso un commissariato della capitale, dopo che era rientrato a Roma ed essersi reso conto di quanto era avvenuto

 

16:49     Questore: "Chi era a bordo Mercedes si faccia avanti"

"Chi era a bordo della Mercedes classe A scura si faccia avanti". Questo l'appello del questore di Arezzo Vincenzo Giacobbe, rivolto a chi viaggiava sulla macchina scura presente ieri nell'area di servizio di Badia al Pino. Un'auto con danneggiamento alla fiancata destra e al tettuccio
 

16:41      Funerali probabilmente mercoledì alla Balduina

I funerali di Gabriele Sandri, il tifoso della Lazio ucciso ieri, si svolgeranno probabilmente mercoledì nella parrocchia di San Pio X, alla Balduina. A riferirlo è il parroco della chiesa, don Paolo, che nel pomeriggio ha fatto visita alla mamma del dj ventottenne morto nei pressi di Arezzo

 

16:14       Osservatorio: Stop trasferte, chiuse le curve di Bergamo e Taranto

L'organismo di controllo sugli stadi decide di chiudere le curve di Bergamo e Taranto e bloccare tutte le trasferte dei tifosi

 

16:00       Melandri: "Ho chiesto di sospendere il campionato"

Il ministro per le politiche giovanili e le attività sportive Giovanna Melandri, ha chiesto ai vertici del calcio di valutare la possibilità di "sospendere il campionato per alcune settimane"

 

                 "  PER NON DIMENTICARE "

 

                     

     Panathinaikos - Barcelona                              Scozia - Italia                                          Monaco 1860                                         Apoel - Apollon      

 

                  

                  FC Koln                                                      Parma                                                  Box a Roma                                             St. Etienne

 

                  

               Rapid Vienna                                          Monaco 1860                                           Grasshoppers                                      Eintracht Frankfurt

 

                

            Bayer Monaco                                                            Austria Vienna                                                                            Freiburg

 

               

               Koblenza                                                      Napoli                                                   Salernitana                                       Sporting Lisbona

 

               

         Sporting Lisbona                                     Atletico Madrid                                              Betis Siviglia                                           Lo Grones

 

        

             Saragozza                                                  Sporting de Gjion

            

Lettera di Lorenzo de Silvestri difensore laziale per Gabriele

 

Striscioni e commozione per Gabriele
Brutti cori a Livorno e all'Olimpico

di FULVIO BIANCHI

Fiori sotto la gigantografia di Gabriele Sandri

ROMA - Striscioni, applausi per Gabriele Sandri, "Gabbo" per gli amici. E tanta commozione nella prima domenica di calcio dopo la tragedia di Arezzo. Purtroppo c'è stato anche qualche brutto comportamento: sabato sera a Marassi con i fischi di una parte della curva al minuto di silenzio per Daniele Paladini, il militare morto a Kabul. E oggi a Livorno poche decine di persone hanno voluto contestare anche loro il minuto di silenzio per il soldato italiano con fischi e cori contro i carabinieri, ma sono state (giustamente) sommerse dagli applausi di tutto lo stadio.

I violenti sono sempre più emarginati. All'Olimpico i tifosi della Lazio sono entrati per protesta con 20 minuti di ritardo, hanno srotolato striscioni per Gabriele, ma ci sono stati anche cori per qualche minuto contro la polizia ("poliziotto pezzo di m...") e i carabinieri ("mestiere di m..."). Una parte dello stadio ha subito disapprovato, ormai la spaccatura è sempre più netta. La famiglia Sandri si era raccomandata prima della partita: niente violenze. Purtroppo quella verbale è difficile fermarla.

Ma nel complesso non ci sono state manifestazioni pericolose. A Roma non si è neppure svolta l'annunciata marcia pacifica dei tifosi. E poi, allo stadio, una parte degli ultras laziali, dopo aver ricordato Gabriele, hanno lasciato la curva Nord, uscendo dalla stadio come avevano promesso.

I giocatori, che avevano svolto il riscaldamento pregara indossando magliette con l'effige di Gabriele, al gol-vittoria sono corsi commossi ad abbracciare la grande foto del tifoso morto in curva Nord. E i cori contro Lotito, sono stati cancellati dai fischi di tutto lo stadio. Anche a Napoli ci sono stati striscioni che chiedevano "giustizia" per Gabriele. Ma purtroppo prima della partita una decina di ultras del Napoli sono stati fermati dalla polizia perché cercavano di scavalcare il muro di cinta per non pagare il biglietto: cinque o sei di loro hanno reagito aggredendo alcuni steward. La polizia li ha portati in questura: saranno denunciati o arrestati.
In questo week end moltissime curve ospiti sono state chiuse dall'Osservatorio (e in futuro potranno essere occupate dai bambini come sabato a San Siro): niente quindi tifosi dell'Atalanta in casa dell'Inter, della Roma a Marassi sabato (gara col Genoa), della Sampdoria oggi a Livorno, del Torino a Empoli e del Catania a Napoli.
Si sono lamentati i presidenti del Toro, Urbano Cairo ("una cosa ingiusta, il nostro pubblico si è comportato benissimo"), e del Catania, Antonino Pulvirenti ("un eccesso di prudenza"). L'Osservatorio ha già deciso che nel prossimo week end i tifosi della Juventus non potranno andare a San Siro (casa Milan), dell'Inter a Firenze, del Napoli a Bergamo, della Lazio a Siena e del Genoa a Torino.
Domani i prefetti di Catania e Palermo dovrebbero decidere per il derby di Sicilia: purtroppo gli incidenti che portarono poi alla morte di Raciti scaturino da tifosi catanesi e palermitani. Probabile quindi che ai palermitani venga impedita questa trasferta anche se l'Osservatorio sperava, e spera ancora in un segnale importante, di svolta. Si pensava ad esempio di consentire la trasferta ai ragazzini palermitani Under 15 solo se accompagnati da un genitore. Ma forse i tempi non sono ancora maturi. Fra un mese però potrebbe partire già l'esperimento della carta del tifoso, appena le Agenzie delle entrate daranno il via libera: il progetto era stato studiato anni fa dalla Figc e dal capo dell'Osservatorio, Francesco Tagliente. Ora si sta accelerando, anche grazie al nuovo responsabile dell'Osservatorio, Felice Ferlizzi, in piena sintonia con Tagliente.
A Firenze sono riusciti a dialogare con una tifoseria, quella viola, che anni fa aveva creato non pochi guai. Ma dialogare non vuole dire lassismo e a volere la card del tifoso adesso sono i capi della Fiesole e della Ferrovia. Il Viminale vuole sempre più tutelare i tifosi per bene ed emarginare i violenti. Un percorso non facile, ma indietro non si torna di sicuro. Il capo della polizia, Antonio Manganelli, si augura di arrivare alla "normalità" a fine stagione. Da marzo partirà anche il progetto steward, la polizia si allontanerà sempre più dagli stadi. E i violenti resteranno sempre più a casa. A vedere le partite in tv.

(25 novembre 2007)

 

QUELLI CHE SIAMO

Disoccupati sì, ma anche precari, professionisti, avvocati, ingegneri, imprenditori, impiegati, operai, autisti, panettieri, e moltissimi studenti universitari, a dispetto di quel giornalista di Repubblica grande esperto di tifo organizzato che nel corso di uno Speciale TG1 ha dichiarato: “…ma non credo che tra di loro ci sia gente che ha studiato”. Povero imbecille!
Poverissimi, piccoli borghesi, benestanti, qualcuno ha anche origini nobili, figli di papà, contrariamente con chi afferma che sono solo il frutto del degrado e dell’indigenza.
Ridicoli presuntuosi opinionisti!
Roma, Milano, Napoli, Torino, ma anche Bergamo, Treviso, Padova, Salerno, Taranto dalle metropoli alla piccola città di provincia: 100, 1000, 20.000, 50.000 e forse anche di più.
Ma non erano solo una sparuta, ridicola minoranza?
Chi non esce mai di casa, chi fa tanto sport, chi va in discoteca, chi non ha mai una donna e chi non sa più come tenerle a bada, chi legge i filosofi contemporanei e chi a malapena conosce la lingua italiana, belli come il sole o brutti come la fame, chi è sempre incazzato e chi c’ha una vena comica che fa invidia a Zelig, solitari e trascinatori, pacati e mansueti o violenti da non poterli guardare negli occhi.
Emarginati? Sì, senza dubbio, emarginati come tutto il resto della gente o meglio estraniati da un contesto dove il sistema intero “se la canta e se la sona”. L’alta finanza, le banche, la politica, il mondo dello spettacolo, tutti sul carrozzone. Eccoli lì conduttrici puttane, cocainomani, osservatori, opinionisti, conduttori pervertiti, nani e ballerine, a strombazzare sguaiati la loro inutile, inspiegabile e lautamente remunerata presenza in questo mondo…alla faccia del resto della gente che non se la gode come loro.
Ebbene sì quei ragazzi, sono estranei, sono emarginati da tutto questo, anzi lo rifiutano, lo contestano apertamente. Odiano, sì odiano e disprezzano tutto questo, lo combattono e, quando possono … lo abbattono.
E per questo che a loro volta sono odiati e disprezzati dal carrozzone, perché non vogliono saltarci su, stanno bene in una curva tutti insieme a cantare, in una macchina che macina chilometri a parlare, in un pub a ridere e scherzare o per la strada uno accanto all’altro affinché nessuno possa passare.
Compatti eppure diversi tra loro.
Non è vero, caro ennesimo emerito giornalista benpensante che hai dichiarato che “sono loro la vera casta pericolosa”.
Non siamo una casta, siamo i tuoi quartieri, la tua città, l’espressione del tuo popolo…quello duro…quello di cui tu, occupante a pagamento del carrozzone, fai bene ad essere preoccupato.

Fonte: asromaultras.it


"LO STAFF DI TUTTIALLOSTADIO SI STRINGE NEL DOLORE DELLA FAMIGLIA SANDRI"

   HOME - TIFOSERIE STADI D'EUROPA - L'ANGOLO ULTRAS - SITI AMICI -LIBRERIA - SCAMBIO E CERCO - CONCORSO