Avrebbe «turbato» i tifosi avversari, protestanti
Fa il segno della croce, punito il portiere
Scozia, Boruc del Celtic accusato dalla magistratura
LONDRA — «Ammonimento
giudiziario per aver provocato la folla con il segno della croce».
La
polizia ha indagato per sei mesi. Poi ha passato la pratica all'ufficio del
procuratore che finalmente ha emesso la sentenza. Questa non fa esattamente un
pregiudicato del polacco Artur Boruc, portiere della squadra di calcio del
Celtic Glasgow (una serie infinita di campionati scozzesi e una Coppa dei
Campioni nella bacheca). Ma il caution è un atto formale, viene registrato nel
casellario e crea un precedente.
La vicenda è cominciata il 12 febbraio:
allo stadio Ibrox erano di fronte le due
squadre più forti di Scozia, i padroni di casa dei Rangers e il Celtic. Rivalità
che sconfina nell'odio storico perché i tifosi dei Rangers sono per tradizione
di fede protestante, mentre il Celtic fu fondato nel 1888 da un prete cattolico
nel quartiere più povero di Glasgow, abitato dagli immigrati irlandesi. Ancora
nel 1967, la squadra che battè l'Inter nella finale di Coppa era composta tutta
da giocatori cattolici nati a Glasgow. E il Rangers FC, fondato nel 1873, ci ha
pensato per più di un secolo prima di mettere in squadra un campione cattolico,
Mo Johnston nel 1989.
Dunque, all'inizio del secondo tempo del derby
(che a Glasgow si chiama old firm probabilmente perché è un vecchio conto sempre
da saldare) il portiere del Celtic guarda la curva dei tifosi avversari e si fa
il segno della croce. I protestanti, oltre a non avere in genere statue e
immagini nelle loro chiese, non si fanno il segno della croce ritenendolo più o
meno un atto di superstizione papista. Non si può dire se la gente in tribuna
sia così avanzata teologicamente, comunque la risposta è un ruggito, misto a
fischi e insulti. Il giorno dopo la polizia riceve una serie di denunce per
turbativa dell'ordine pubblico.
L'ammonimento emesso ieri, alla fine ha evitato che la
cosa finisse con un processo, ma la motivazione è netta ed è di
biasimo: il Crown Office ha stabilito che il gesto «ha provocato allarme ed
eccitazione tra la folla e questo ha costituito turbativa della pace». È subito
scesa in campo la Chiesa cattolica. «È allarmante condannare qualcuno per un
segno della croce, un gesto internazionalmente accettato come atto di devozione
religiosa», ha detto un portavoce della curia. «Preoccupa che alcuni spettatori
abbiano pensato di denunciare il gesto di fede e che la polizia abbia deciso che
meritasse aprire un'indagine. Qui non c'è stato attacco o offesa alla fede di
nessuno; qui la polizia si è mossa perché qualcuno ha espresso la sua fede».
Il fronte politico si è subito agitato, con i nazionalisti
che accusano il Crown Office di «aver perso il senso comune e di
aizzare l'odio settario». Ancora la Chiesa cattolica: «La Scozia è da ieri uno
dei pochi Paesi al mondo dove un semplice gesto religioso è considerato
offensivo. Un gesto comune nel calcio che tutti abbiamo visto sovente durante la
Coppa del Mondo». Giusto. Ma siccome ormai la lettura del «labiale» è
altrettanto comune, bisogna anche ricordare che gli eroi che ringraziano il
cielo con il segno della croce per un gol fatto sono gli stessi che magari un
minuto prima hanno bestemmiato tutti i santi del paradiso per una traversa.
Negli episodi del calcio (e della vita) le interpretazioni sono sovente opposte,
basta cambiare leggermente il punto da cui si guarda e si giudica. Secondo
quelli del Celtic il ragazzo dello scandalo, il portiere Artur Boruc, 26 anni,
193 centimetri per 88 chili secondo l'album delle figurine Panini, è un fervente
cattolico come la stragrande maggioranza dei polacchi e all'inizio del secondo
tempo aveva rivolto il suo animo al Buon Dio perché proteggesse la sua porta dai
tiri maligni dei Rangers.
Ma sul sito dello Scotsman, la curva protestante dei
Rangers ha dato fiato alle trombe: «Di che mucchio di cinici bugiardi
è composto l'establishment cattolico in Scozia. Boruc è andato dietro la porta
con il viso contorto, guardando i fans del Rangers come se fossero dei laidi
peccatori e poi si è fatto il segno della croce». Il dibattito occupa pagine e
pagine sul sito http://thescotsman.scotsman.com/: «Non ci provate, sappiano
tutti che voi protestanti ci odiate: ricordate che il grande Alex Ferguson fu
costretto a lasciare i Rangers, la squadra che amava, perché aveva sposato una
ragazza cattolica apostolica e romana». «Scherzi? Semplicemente Ferguson non era
abbastanza in gamba per noi». Allora, era fede innocente o provocazione cinica e
blasfema? Un indizio: il Celtic il 12 febbraio ha vinto uno a zero.
Guido Santevecchi
27 agosto 2006