L'identikit dell'opposizione ultrà: 65 gruppi ispirati alla destra, 35 alla sinistra
La mappa delle sigle: non bastano le categorie politiche tradizionali

Dalla curva all'eversione "20mila violenti contro il Sistema"

ROMA - Prigionieri di un equivoco rassicurante, il Paese e la sua classe politica hanno raccontato e continuano a raccontare a se stessi i violenti da stadio come un'appendice purulenta ed endemica del gioco del calcio. Una sua manifestazione velenosa. Un affare da tornelli, steward, trasferte vietate. Le cose, purtroppo, non sembrano stare così. Non più, almeno.

Le note interne redatte nell'ultimo anno dal Dipartimento della Pubblica sicurezza raccontano una nuova forma di eversione. "I gruppi - si legge - perseguono una contrapposizione al "Sistema". Il che si traduce in una accentuazione dello scontro violento con le forze dell'ordine, considerate i primi nemici, perché braccio armato della "repressione" e "al soldo" delle pay-tv e degli interessi economico-finanziari del calcio".

Eversione al Sistema. Le due parole, il concetto che esprimono, non sono semanticamente neutre. Spiega un alto funzionario dell'Antiterrorismo: "Ho abbastanza capelli bianchi in testa per dire che se guardiamo a come definisce il "Sistema" questa gente che ha dichiarato guerra al Paese e andiamo indietro con la memoria a un'altra stagione, si ripropone, mi si passi la semplificazione concettuale, il canovaccio del "Sim", lo "Stato Imperialista delle multinazionali". Perché assai simile è il triangolo che definisce il perimetro in cui iscrivere il nemico: istituzioni, profitto, repressione".

Può apparire un'iperbole. Ma se i numeri e le analisi del Dipartimento della Pubblica sicurezza sono corretti, l'analisi rischia di essere persino sottostimata. In uno dei suoi ultimi censimenti, la nostra polizia di Prevenzione (che da sette anni, vale la pena ricordarlo, dispone presso ogni sezione delle Digos di "squadre tifoserie", unità interamente dedite al controllo e alle indagini sulle frange violente del tifo) stima in poco più di 80 mila i tifosi organizzati.

I cosiddetti "ultras", per usare un termine generico che ormai nulla dice davvero di quel che si muove nelle curve. Perché è in questo numero indistinto - segnalano le note del Dipartimento - che si manifesta il grumo eversivo che non si vuole vedere. Parliamo di "almeno 63 gruppi di estrema destra e 35 di estrema sinistra". I primi, capaci di raccogliere intorno alle proprie sigle "14.630 "sostenitori"". I secondi, "5.275". Ventimila persone in tutta Italia.

"Sufficientemente poche - osserva un funzionario di una delle Digos delle piazze più complicate del Paese - per far dire agli addetti ai lavori del calcio che questa gente è una minoranza che non può uccidere lo spettacolo più bello del mondo. Tantissime, dal nostro punto di vista, considerando quali meccanismi emulativi e che tipo di reazioni a catena possono scatenare dentro o fuori da uno stadio solo cento di questi soggetti".

Torniamo dunque al "Sistema". Che sia grazie a un collante di natura "eversiva" che si è andata saldando e definendo la geografia e la natura del "tifo" violento è una circostanza dimostrabile - ad avviso del Dipartimento - documentalmente, quanto empiricamente. "Il dato che si pone in assoluta evidenza - si legge nelle analisi del Viminale - è l'esistenza di una "teoria dell'opposizione violenta" contro "il sistema istituzionale"" assunto nella sua manifestazione materiale e soprattutto simbolica.

Non è un caso, insomma (ma è al contrario rivelatore), che nella domenica da cani di Roma e Milano, l'assalto sia alle caserme, ai commissariati, al palazzo del Coni, agli operatori delle televisioni. Non è un caso che d'incanto la tradizionale lettura delle "curve" con le categorie politiche della "destra" e della "sinistra" risulti un ferro vecchio. Non è un caso che la domenica di Roma e Milano abbia dimostrato con quale facilità "tifosi" di squadre diverse, divise da rivalità secolari (Roma e Lazio su tutte), si possano ritrovare a impugnare coltelli e spranghe sullo stesso lato della barricata.

Del resto, che l'elaborazione di una "teoria dell'opposizione violenta" sia diventato bagaglio comune a quello spettro politico tradizionale (destra/sinistra) con cui ci ostiniamo a leggere con pigrizia le curve degli stadi, neanche fossero l'emiciclo del Parlamento, trova conferma proprio quando la fotografia delle frange violente del tifo diventa di dettaglio. Ancora le note del Dipartimento: "Anche nelle tifoserie orientate verso l'estrema sinistra e l'antagonismo, comprese le frange anarchiche e quelle cosiddette dell'Autonomia di classe, si osserva lo sviluppo di una lotta contro la repressione esercitata dallo Stato attraverso le forze di Polizia. Come dimostrano iniziative assunte nelle curve di Livorno, Torino, Venezia, Terni, Ancona, Pisa, Taranto, Massa Carrara, Savona sui temi della "repressione" del "carcerario", della "lotta all'imperialismo"".

Secondo dunque una dinamica formalmente di segno politicamente opposto, ma di identica sostanza, a quella dei gruppi di destra, ormai nel pieno controllo delle curve "del nord-Italia, del Triveneto", ma anche di "Roma, Ascoli, Napoli, Salerno, Cava dei Tirreni, Catania".

L'iniziativa, sin qui senza precedenti, della Procura della Repubblica di Roma di contestare l'aggravante delle "finalità di terrorismo" agli arrestati per le violenze di domenica segnala che l'analisi del Dipartimento è forse destinata ad aprire una breccia, quantomeno nella percezione del fenomeno. Che quella parola - "eversione" - forse non è un'iperbole. Che accettare di misurarvisi significa anche comprendere chi abbiamo di fronte e cosa ci attende.

"Forme di violenza oggettivamente eversive, ma che dell'eversione non hanno sciaguratamente la progettualità", per dirla con le parole di un funzionario della nostra Antiterrorismo con lunghi anni di esperienza nell'ordine pubblico negli stadi. "Negli anni '70 - dice - nessun corteo, di neri o di rossi che fosse, avrebbe mai neppure concepito l'assalto a una caserma delle volanti, dove sai che troverai gente in divisa che nelle macchine ha le armi. E questo è un problema. Anzi, è il problema. Lì dove esiste una forma di eversione senza progetto, hai una notte vera, in cui tutto diventa drammaticamente possibile e tu non sei più in grado neppure di immaginare le mosse di chi ti è di fronte".

di CARLO BONINI  La Repubblica (13 novembre 2007)
 

 

 

 

CURVE PERICOLOSE: POLITICA & AFFARI             (VEDI LO SCHEMA)

 

La Polizia rivela: prevalgono le falange di destra. E gli ultrà scoprono anche il business

 

Un documento di 90 pagine. Una lunga memoria scritta, suddivisa in otto capitoli con 23 squadre di serie A, B e C

interessate e un campione di 74 mila tifosi uItrà divisi in 445 gruppi. .
Dallo studio realizzato dalla «Sezione Tifoserie» della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione sul tifo organizzato

negli stadi italiani nel campionato 2003-2004

emerge che il tifo nel nostro Paese è molto politicizzato.

Sono solo 192 su 445 i gruppi politicizzati ma raccolgono alloro interno circa 43 mila tifosi.
Prevalgono i gruppi di estrema destra con ben 14.500 tifosi, mentre 15 mila sono di destra Il contingente appartenente a gruppi di sinistra è formato 6 mila uItrà di estrema sinistra e 7500 di sinistra.

I club di estrema destra sono concentrati prevalentemente in Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Lazio,Marche e Sicilia. Quelli di sinistra hanno assunto un ruolo egemone soltanto in Toscana. Nel sud Italia i gruppi sono prevalentemente apolitici, ma - questo preoccupa - c'è una forte presenza di elementi legati alla criminalità locale.

 Il documento segnala anche la partecipazione attiva nelle curve

di skinheads soprattutto nei gruppi triestini, veronesi, padovani e varesotti. Questa fenomenologia di tifosi attinge a
suggestioni razziste e xenofobe ed è responsabile di parecchi atti criminali come l'accoltellamento di alcuni  ragazzi in un centro sociale milanese.
Molti comportamenti dei tifosi sono ormai, però, inquadrati in una
logica lobbistica-affaristica.
Ed è questo l'aspetto nuovo e preoccupante sul quale riflettere. La vocazione commerciale è diventata l'essenza di alcune tifoserie organizzate, in particolare quella della Lazio che cura una particolare attività di merchandising. E' la frangia degli Irriducibili. Dallo studio viene rilevata l'esistenza di una fitta di rete di rapporti economici di questi club con le società di calcio. Un'escalation in piena regola.
Nello studio sono analizzate 23 squadre. Eccole:

 Ancona, Ascoli, Bari, Cagliari, Cavese, Nocerina, Catania, Cosenza, Genoa  Inter, Lazio, Livorno, Napoli, Parma, Perugia, Pisa, Roma, Savona, Ternana, Torino, Triestina,

Venezia e Verona. .
Come potete rilevare mancano le
curve di Milan e Juventus che lo studio non considera particolarmente pericolose.

Non sono stati segnalati gravi incidenti in questi stadi nel corso della stagione analizzata. Ma stupisce che manchino anche altre piazze particolarmente calde come Bergamo, sponda Atalanta e Brescia.
Il documento è diviso in due parti e nella prima delineato un quadro generale del tifo: lo stile di vita uItrà, il movimento uItrà e la comunicazione, soprattutto suI web.

 Attualmente sono censtte 95 pubblicazioni curate dai sodalizi uItrà, 13 di queste hanno un orientamento di estrema destra, 10 di estrema sinistra.

 Le pubblicazioni hanno generalmente una posizione molto critica nei confronti dell'establishment del calcio.

 In particolare la rivista
«Il Megafono» curata da Progetto Ultrà, trimestrale, attiva dal gennaio 2003. La rete internet è invasa dai tifosi che comunicano tra di loro, anche in campo estero,

 per iniziative sociali e non solo per porsi nei confronti dell'ambiente con un atteggiamento di sfida.
La politicizzazione delle curve è diventata elemento sempre più caratterizzante nell'analisi del tifo uItrà. La tendenza si è accentuata dopo le misure repressive attuate dal governo.

 E questo sentimento di rabbia si è tradotto in tante aggressioni e cariche effettuate ai danni della polizia, fenomeno sempre più costante.

Il poliziotto è il nemico numero uno dell'uItrà, proprio perché rappresenta lo stato che reprime e danneggia i tifosi.

Spesso i gruppi politicamente affini sono gemellati e si scambiano anche via internet notizie sulle iniziative da prendere in occasione degli eventi.

Tornando all’analisi dei gruppi su 192 club politicizzati, 39 risultano essere orientati su posizioni di estrema destra, pari al 9% del totale,

74 su posizioni di destra, 22 sono di estrema sinistra e 57 di sinistra.

Ci sono anche 253 club che non hanno alcuna connotazione politica e rappresentano il 56% del totale.

La seconda parte dello studio è caratterizzata  da un’analisi delle 23 curve prese in esame.

Sono approfondimenti monografici su tifoserie che, purtroppo, si sono distinte per comportamenti particolarmente violenti.

Non c’è una classifica. Non ce n’è bisogno.

 

ARTICOLO DI FRANCESCO VELLUZZI

DELLA " GAZZETTA DELLO SPORT " DEL 16 SETTEMBRE 2005

 

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