La "tessera del tifoso" è uno strumento di “fidelizzazione” adottato dalla società di calcio che prevede verifiche della Questura attraverso una procedura standard diramata a livello nazionale con apposita direttiva ministeriale. Il progetto lanciato dall'Osservatorio si pone l’obiettivo di creare la categoria dei “tifosi ufficiali”.
La tessera, rilasciata dalla società sportiva previo “nulla osta” della Questura competente che comunica l’eventuale presenza di motivi ostativi (Daspo in corso e condanne per reati da stadio negli ultimi 5 anni), fidelizza il rapporto tra tifoso e società stessa.
A cosa da diritto
I vantaggi per la sicurezza
29/06/09 Divieto di stadio, Con la «tessera del tifoso» una forte limitazione dei diritti civili
«È l'anticamera della carta sui diritti
civili, un provvedimento da Ventennio». Lorenzo Contucci,
avvocato di molti ultras ed esperto del pacchetto antiviolenza
negli stadi, osteggia l'introduzione dal prossimo campionato
della tessera del tifoso.
Voluta dal ministro Amato (subito dopo la morte a Catania del
commissario Raciti) e messa in pratica adesso da Maroni, si
presenta come uno strumento di fidelizzazione adottato dalla
società di calcio. Per contrastare gli episodi di violenza.
Dov'è il problema avvocato?
Non sono contrario di per sé alla tessera perché è corretto che
una proprietà adotti una fidelizzazione coi propri supporter e
cerchi di invogliare il proprio cliente con un rapporto di
natura premiale. Se sono un sostenitore che va sempre allo
stadio in casa, è giusto che in trasferta guadagni dei punti che
mi consentono delle agevolazioni rispetto a quelli di solito
guardano la partita in televisione.
E allora?
Questa non è la tessera del
tifoso ma quella del Viminale, nel senso che da
un lato la società si regola con i clienti-tifosi, dall'altro ci
vuole il nullaosta della questura come per il porto d'armi. Si
configura uno stato di polizia.
Quindi contesta il controllo delle questure?
Il problema sono i criteri con cui viene distribuita la tessera.
Vieta l'emissione o la vendita per qualsiasi persona sottoposta
a daspo o che è stata condannata, anche con sentenza non
definitiva, per reati commessi in occasione o a causa di
manifestazioni sportive. Quindi se uno, sbagliando, fa una
bravata da giovane poi per tutta la sua vita non potrà più
entrare negli stadi.
In realtà Lega Calcio e Viminale dicono che non possono
usufruirne solo chi ha una diffida in corso o chi ha avuto una
condanna negli ultimi 5 anni.
Non è vero. Mentono sapendo di mentire. L'articolo 9
della legge 401 del '89 è chiarissimo: non devi esser stato
condannato, anche con sentenza non definitiva, per reati
commessi in occasione o causa di manifestazioni sportive. E non
c'è scritto negli ultimi 5 anni. Stesso discorso per il daspo.
In base all'articolo tutti i soggetti che hanno ricevuto una
diffida, in qualunque anno, per qualsiasi ragione e qualsiasi
sia stato l'esito del procedimento penale, non potranno avere la
tessera. Poi forse le questure faranno una circolare per
ammorbidire il provvedimento. Ma la legge rimane quella.
Quindi anche se alla fine uno viene prosciolto non può
più accedere negli impianti?
Certo, la legge non prevede questo caso. C'è un vulnus
giuridico, siamo allo azzeramento dei diritti civili di una
persona. E malgrado quanto dica il ministero degli Interni a
Milano ci sono già alcuni precedenti.
La tessera del tifoso
infatti prende come modello la carta milanista Cuore Rossonero.
Un caso?
Forse c'è un piccolo conflitto d'interessi (ride, ndr).
Comunque la società ha distribuito all'inizio del campionato
migliaia di tessere
e successivamente il Viminale ne ha bloccate tantissime facendo
un grande screening. Alcune sono state invalidate e inserite in
un'apposita black list. Da qui il grido d'allarme delle
tifoserie del Paese.
Nel resto d'Europa però esistono le
tessere del
tifoso e il modello non crea
malumori.
Ma non sono gestite dallo Stato. A differenza
dell'Italia le società sono padrone degli stadi quindi decidono
loro chi volere: il nullaosta non viene dato dalla questura. Ad
esempio, in Inghilterra le membership card sono gestite dalla
proprietà, sono a pagamento e hanno sostituito il pubblico da
popolare a ceto benestante. Non tutti possono permettersi la
gold card. E' un meccanismo turbocapitalista, non mi piace ma è
così e gli ultras lo accettano.
La scritta «No alla tessera del
tifoso» campeggia sui muri di molte città italiane da
Roma a Firenze, Napoli e Milano. Sta rinascendo un movimento
ultras?
Stanno localizzando la protesta attraverso campagne di
sensibilizzazione, ma non escludo che facciano anche una
manifestazione nazionale. Non sono contrari, ribadisco, alla
tessera in generale ma ai suoi criteri di assegnazione. Chiedono
di modificare due articoli della legge, per il resto sono anche
favorevoli a vietare la tessera per chi ha un daspo in corso o
ha commesso, negli ultimi 5 anni, reati in occasione o a causa
di manifestazioni sportive. Con un pizzico di buon senso Maroni
potrebbe risolvere facilmente la questione, c'è di mezzo la
democrazia. Altrimenti faccia come vuole e si troverà proteste
ovunque e stadi vuoti.
A livello legale sta preparando un'offensiva?
Sono pronto insieme a un pool di avvocati a fare
ricorsi di ogni tipo e in qualsiasi sede. Compresa la corte di
giustizia europea. La partita è appena iniziata.
fonte: ilmanifesto.it
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Del resto, anche
al di là della legge, è lo stesso modulo che ognuno di
noi dovrà (meglio: dovrebbe) firmare per fare la tessera
- presente su questa
pagina
sul sito dell'Osservatorio Nazionale sulle
Manifestazione Sportive - che conferma quel che dico.
Prima di tutto bisogna ricordare che se si dichiara qualcosa di non esatto nell'autocertificazione che vedete qui a destra, si viene denunciati e si dovrà subire un processo penale. Dopo di ciò, a parte che l'intestazione della certificazione non coincide con il contenuto da dichiarare, la tribale modulistica in questione contiene: a) una violazione di legge; b) un eccesso di potere; c) una disposizione corretta (secondo la legge) ma assurda. Lo dimostrerò con una certa facilità. Iniziamo dall'intestazione? Ma sì, iniziamo. a) di non aver mai riportato una qualsiasi condanna penale, per qualsiasi reato; b) di non avere in corso alcun procedimento penale nel quale già si è già stati rinviati a giudizio: in altre parole, chi ha un vero e proprio processo in corso. Come vedrete, invece, nella autocertificazione si dovrò dichiarare tutt'altro, visto che si chiede: a) di non essere sottoposti a provvedimenti d.a.spo. (che non sono procedimenti penalei ma provvedimenti amministrativi); b) di non essere sottoposti a misure di prevenzione (ad esempio, sorveglianza speciale); c) di non essere stati condannati per reati "da stadio". Quindi l'intestazione non coincide con nulla di ciò che è richiesto e chi l'ha predisposta è un analfabeta giuridico. Poi abbiamo detto che c'è una a) VIOLAZIONE DI LEGGE nella prima casella da barrare, il povero tifoso deve dichiarare di non essere destinatario di un daspo: l'art. 9 della legge antiviolenza n. 401/89, invece, dice che bisognerebbe dichiarare di non essere STATI destinatari di daspo, anche in passato, quindi. La (totalmente falsa) interpretazione della norma è comunque condivisibile, visto che è logico che il "daspato" non possa avere la tessera. In futuro, tuttavia - per capriccio o per gli inevitabili incidenti che ci saranno comunque - potranno comunque inibire lo stadio non solo a chi ha un daspo in corso ma anche a chi lo ha avuto in passato. Lo dice la legge, e il Ministero dell'Interno dovrebbe seguire la legge. Invece non lo fa, anzi, andando avanti con la lettura della modulistica, crea di propria iniziativa categorie di persone interdette dallo stadio, con un evidente b) ECCESSO DI POTERE Più che di eccesso di potere si dovrebbe parlare di "creazione di potere". Il Ministero dell'Interno diviene Legislatore. Non credo sia mai accaduto, né in Cina né in Cile. La seconda casella, infatti, riguarda (escludendoli dagli stadi) coloro che sono sottoposti alla sorveglianza speciale di P.S., in base alla legge 1423/56. Già, peccato che l'art. 9 della legge n. 401/89 che discplina chi può entrare allo stadio e chi no, non lo preveda, visto che si riferisce solo a chi ha avuto un daspo e a chi è stato condannato per reati da stadio. Del resto è normale che, in uno stato di polizia, la polizia crei delle norme che non esistono, altrimenti che stato di polizia sarebbe? Finiamo con l'unica c) DISPOSIZIONE CORRETTA MA ASSURDA perlomeno per quel che dice l'art. 9 della legge 401/89: la terza casella esclude dagli stadi chiunque sia stato condannato, anche solo in primo grado, per reati commessi in occasioen o a causa di manifestazioni sportive. Senza limiti temporali. E' quel che dice la legge, infatti. Se, quindi, il povero Mario Rossi, tifoso, è stato condannato nel 1989, ma anche nel 1957,come anche nel 1898 a 1000 lire di multa per un reato da stadio, non potrà avere la tessera del tifoso. E se dice che non ha avuto condanne sottoscrivendo il modulo qui a fianco, commette un reato. E' vero o non è vero? Traiamo le conclusioni: a) qualunque soggetto in grado di smentirmi, anche istituzionale, me lo faccia sapere, me ne spieghi le ragioni giuridiche e chiederò scusa pubblicamente acquistando una pagina pubblicitaria del Messaggero a mie spese, oltre ad offire una cena alla Pergola con il sottoscritto come cameriere; b) Maroni! Lo sapevi? Se sì, sei complice (beh, è pure ovvio). Se no, informati. |
(introdotto da quel galantuomo del Ministro Amato, non bisogna dare tutte le colpe a Maroni): Nuove prescrizioni per le societa' organizzatrici di competizioni riguardanti il gioco del calcio commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive (non si parla degli ultimi 5 anni, cosa che sarebbe peraltro comunque illogica). |
Dal sito : http://www.asromaultras.it/tesseradeltifoso.html

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